Lettere al Direttore

Scrive Bruno Degasperi:
Far sentire la voce dei socialisti

Caro Direttore, sabato 12 aprile a Trento il gruppo locale degli “Attivisti PSE” ha organizzato una conferenza stampa aperta al pubblico per presentare il Manifesto del PSE e il patto che ha portato PSI e PD a concorrere alla formazione di una lista unitaria del socialismo europeo. All’incontro erano presenti anche i segretari provinciali di PSI e PD, Alessandro Pietracci e Giulia Robol.
In questo incontro, che è stato oggetto di un buon livello di attenzione da parte dei media locali, abbiamo potuto spiegare le ragioni sottese a questo patto elettorale, e soprattutto abbiamo parlato del Manifesto del PSE, in modo particolare di lavoro, di strategie per l’occupazione, di Jobs Act. Insomma, abbiamo fatto quello per cui noi socialisti siamo orgogliosi di chiamarci in questo modo: abbiamo cercato, questa volta con discreto successo, di far sentire la nostra voce attorno ad alcuni problemi reali causati dalla grave crisi economica e sociale in cui versa il Paese.
Le racconto questo perchè soprattutto in territori come il nostro, nei quali il Partito Socialista non ha rappresentanti istituzionali provinciali e regionali e il consenso elettorale è assai ridotto, si percepisce fortemente una doppia ed opposta tendenza tra i militanti, divisi tra chi ritiene esaurita la funzione del PSI come partito autonomo e chi, al contrario, si rifugia nella paura della “contaminazione”, rifiutando qualsiasi confronto. Entrambe sono tendenze da combattere: il PSI non è di nostra proprietà, e noi non possiamo chiuderlo come fosse una partita IVA. E’ il nome di una storia, di un’idealità, di una comunità di uomini e donne, di un peculiare modo di affrontare i problemi della collettività: resistere per passare il testimone a chi verrà dopo di noi è semplicemente un dovere. Rifiutare però le occasioni che si presentano – come per esempio quella che Le ho esposto – per provare, con i mezzi e le risorse che abbiamo oggi, a far sentire la voce dei socialisti, è non solo miope, ma contrario a tutti i nostri principi: non siamo qui per rinchiuderci in club di lodatori dei bei tempi andati, ma per fare politica, nella misura e per quanto oggi ci è permesso.
Ecco, credo che provare ad evitare questi “opposti estremismi” sia una buona strada per non avere paura di confrontarsi con tutti, rimanendo socialisti.

Bruno Degasperi