Arte

“Senza Fare Rumore”: fra tradizione melodica, sonorità mediterranee e modernità, l’ultimo singolo di Gianni Didona

Nel panorama musicale contemporaneo, Gianni Didona, conosciuto in Francia come Jean-Marc Lalane, è un poliedrico artista franco-ispano-italiano, attivo anche come compositore, arrangiatore e produttore. Che ha trovato una sua dimensione unica, mescolando influenze di varie tradizioni e culture musicali.

Su piattaforme come wiseband.link.to, aprendo poi su music.youtube.com, è ora ascoltabile il suo ultimo singolo “Senza Fare Rumore”: un brano di 3 minuti dove l’artista , in coppia con una cantante, interpreta – in equilibrio fra tradizione melodica italiana e modernità – l’eterno “contrasto-dialettica” tra due innamorati (“Dimmi dov’è che si è rotto il cuore”, sino a “Dimmi dov’è la nostra casa”), oscillando tra passione, dolore, risentimenti e spunti autocritici.

Autodidatta sin dagli otto anni, Didona ha avuto una carriera ricca di esperienze significative. “Non ho mai frequentato scuole o accademie”, racconta, “ma la musica è sempre stata il mio richiamo più forte. Ho iniziato a suonare il pianoforte e ho avuto l’onore di collaborare con importanti produttori rock, come ad esempio Jacques Morali, scomparso a 44 anni nel 1991, produttore dei “Village people” (il gruppo musicale ispirato agli stereotipi della comunità gay del Greenwich Village newyorkese e alle illustrazioni omoerotiche dell’artista finlandese Tom of Finland, N.d.R.). E di conoscere personalità come, ad esempio, Charles Dumont, che è stato compositore per “mostri sacri” come Edith Piaf e Jacques Brel.

Le canzoni di Didona, fortemente ispirate dalle tradizioni degli “chansonniers” francesi e dai grandi della musica italiana come De André e Guccini, ma anche Umberto Bindi, Gino Paoli, Bruno Lauzi, affrontano temi di rilevanza sociale e psicologica. Nell’altro cd singolo, del 2023, “Mi ucciderai”, esprimeva il dolore di un uomo che rimprovera alla sua compagna di non aver voluto il bambino che lui, invece, desiderava fortemente, a coronamento del loro rapporto: “Ho prodotto questo singolo – spiega Gianni/Jean-Marc – insieme all’associazione umanitaria, di Marsiglia, “ Les enfants du monde”. Realizzandolo grazie al musicista, e manager internazionale, Aldo Azzaro, autore dei prodotti musicali piu’ vari”.

La musica mediterranea, con le sue melodie e i suoi ritmi evocativi, variamente legati, a loro volta, ad antichissime espressioni di cultura popolare, diventa, per questo artista, un mezzo per preservare le varie identità culturali dell’ ex- “Mare nostrum”. Didona, in sostanza, porta il Mediterraneo a chi non ha mai potuto viverlo, con canzoni che raccontano storie di mare, di amore, di comunità ( e qui, come non pensare ad altri artisti come Gino Paoli, col suo “Son nato in Mediterraneo”, testo inizialmente ispirato a una canzone del compositore spagnolo, esattamente catalano, Manuel Serrat, Lucio Dalla col suo lp “Storie di casa mia”, e Milva, col singolo del 1972 “Mediterraneo”?). Mentre tecnicamente, i brani di Didona usano anche strumenti tradizionali, come l’oud e il tamburo a cornice, ma con arrangiamenti contemporanei. . Questa capacità di rimanere fedele alle radici, pur sempre innovando (e rinnovandosi) è il primo tratto distintivo del lavoro di questo artista..

“A Roma “, conclude Didona, “ho avuto modo di fare anche passi avanti con la mia attività frequentando “Tota Pulchra”, associazione culturale d’ispirazione cattolica, ma aperta alle piu’ varie energie positive. Voglio approfittare per ringraziare, in nparticolare, Monsig. Jean – Marie Gervais, membro del Capitolo Vaticano, e Presidente appunto di Tota Pulchra: che dalla nascita come associazione, dieci anni fa, si dedica alla ricerca di giovani talenti in campo culturale, organizzando importanti iniziative, dalle mostre d’arte alla musica e al teatro”.

Fabrizio Federici