Cultura

Sergei Rachmaninoff l’ultimo romantico

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CULTURA-Rachmaninoff-INTAppuntamento imperdibile presso l’Auditorium Parco della Musica, per questo doppio Gala Rachmaninoff, realizzato in collaborazione con la Fondazione Rachmaninoff. Due straordinarie serate offriranno la rara occasione di assistere all’esecuzione in concerto dell’intera produzione per pianoforte e orchestra del grande compositore russo (4 Concerti per pianoforte e la Rapsodia sopra un tema di Paganini). L’Orchestra Nazionale dell’Accademia di S. Cecilia ci regalerà l’interpretazione di questi immensi capolavori – un vero tour de force artistico – sotto la guida di Alexander Slodkovsky, direttore della Russian National Orchestra. Al pianoforte, l’alternanza di cinque straordinari solisti, Dimitry Mayboroda, Giuseppe Albanese, Nikolay Lugansky, Sean Botkin, rispettivamente dal Primo al Quarto Concerto, e Mariangela Vacatello (solista nelle Variazioni). Gli appuntamenti: martedì 8/10/2013 con il I e il II Concerto; giovedì 10/10/2013 III e IV Concerto e la Rapsodia, sala Santa Cecilia, ore 20:30.

Sergei Rachmaninoff (1873-1943) è considerato uno tra i migliori pianisti e compositori russi di sempre. Una volta conseguito il diploma di pianoforte (1891) egli rifiutò di essere solo un concertista, come le sue straordinarie doti tecniche gli avrebbero consentito di fare, e fu quindi raffinato compositore-pianista: si affermò come compositore, direttore d’orchestra e didatta, incarnando la rinascita della figura puramente romantica del musicista-esecutore, schierandosi con le figure epigoniche del secolo che volgeva a termine. Nel 1888 grazie al suo spiccato talento nella conduzione debuttò a Londra nelle vesti di direttore d’orchestra. Nella sua prima significativa esecuzione pubblica (Mosca, 26 settembre 1892) accostò a un movimento del Concerto in re minore di Anton Rubinstein, la Bercuse di Chopin, il suo preludio in Do diesis minore e il Valzer dal “Faust” di Gounod nella parafrasi lisztiana

In questo stesso anno Rachmaninoff aveva presentato altre sue opere, tra cui il primo Concerto. Egli svolse soprattutto una brillante carriera come virtuoso del pianoforte, acquisendo velocemente consenso e diffusa notorietà attraverso i numerosi concerti e recital pianistici tenuti in tutta Europa, come pure in America, sua patria adottiva. Dal 1918 infatti, si trasferì  negli Stati Uniti per sottrarsi alla situazione politica e sociale emersa dalla rivoluzione bolscevica d’ottobre del 1917. Questo allontanamento dalla Madre Patria, se pur contribuì alla svolta della sua carriera, fu per lui ragione d’eterna nostalgia; quella stessa tragica nostalgia ch’egli tentava di esorcizzare con la sua arte, attraverso una scrittura esuberante, virtuosistica e generosamente comunicativa.

I quattro concerti per pianoforte

La produzione pianistica di Rachmaninoff è certamente ricollegabile a quei modelli del concertismo romantico di derivazione lisztiana; modelli che esercitarono grande influenza sull’intero panorama pianistico russo. Insieme al preludio in Do diesis minore per pianoforte, queste quattro opere furono quelle che contribuirono maggiormente a confermare la fama del compositore e che ancora oggi rimangono tra i suoi più noti capolavori, apprezzati nel mondo intero. Furono scritti tra il 1891 e il 1927, in un panorama artistico che stava velocemente mutando, reazionario, incline alla sperimentazione e alla commistione tra generi ‘moderni’ e tradizione. I Concerti sono contrassegnati da un marcato virtuosismo di stampo romantico e da ampi e profondi momenti aperti ad un sublime melanconico lirismo. In queste opere sono presenti gli influssi dei grandi compositori che fecero la storia di questo nobile genere (i fantasmi di Liszt, Ciaikovski, Brahms, sussurrano in gran parte della sua musica); nella sfera poietica è infatti nota la dedizione di Rachmaninoff alla rielaborazione e alla parafrasi di musiche dei grandi autori romantici.

I quattro concerti di Rachmaninoff potrebbero essere considerati come la sintesi, la summa di questo elevato linguaggio espressivo che volgeva inesorabilmente al termine ma che conteneva in se l’anima propria del romanticismo, nella fusione, certo,  con le nuove sonorità del Novecento, ampiamente diffuse nel Nuovo Mondo.

Le difficoltà tecniche di questi concerti sono ben rappresentate dalla terribile fama guadagnata dal terzo concerto, Rach 3 per gli addetti ai lavori, che pone il pianista – che sia in grado di affrontarlo (ben pochi) – dinanzi  a infinite vette e a gesta al limite del sovraumano (come mostra la fortunata rivisitazione cinematografica – “Shine” – della vicenda psico-biografica del pianista David Helfgott, che nell’affrontare questa partitura scivolò lentamente nella follia, rasentando l’autodistruzione).

Le qualità di Rachmaninoff pianista sono documentate, per nostra fortuna, da alcuni dischi d’epoca, i quali possono rivelare come le sue interpretazioni siano intrise d’un distinto sentimentalismo e da una spiccata propensione ad una densità espressiva profondamente romantica. La sua lezione ebbe una straordinaria influenza su molti pianisti del Novecento, a cominciare dal grande Vladimir Horowitz (1904-1989).

Rapsodia sopra un tema di Paganini, op. 43

Niccolò Paganini (1742-1840), il grande leggendario violinista, colui che pose il germe dell’incredibile virtuosismo strumentale che fu poi così fiorente per l’intero Ottocento. Grandi pianisti come Liszt, Chopin, Schumann, Brahms furono letteralmente  travolti dal fenomeno Paganini e ricevettero da quest’ultimo grande fonte di ispirazione e motivazione personale ed artistica. Ognuno di questi ha infatti dedicato almeno un’opera al grande talento italiano che fece dello strumento solista il vero simbolo del romanticismo. E così fu anche per Rachmaninoff, a conferma ulteriore del suo spirito profondamente romantico. Compose quest’opera nell’ultima fase della sua vita, nel 1934, e venne eseguita per la prima volta il 7 novembre dello stesso anno a Baltimora. La Rapsodia è strutturata in forma di variazione (24 variazioni) ed è ispirata al capriccio n. 24 di Paganini. Gli estri concertanti della Rapsodia si scatenano in una eccezionale ricchezza timbrico-ritmica, generando notevoli effetti coloristici di grande suggestione.

“Considerato da molti come il più completo dei pianisti viventi” (The Gramophon Shop, New York, 1942), Sergei Rachmaninoff fu l’estremo bagliore di eroismo romantico – compositivo ed interpretativo insieme – traghettato al nostro secolo direttamente dall’Ottocento.

“La musica basta per un’esistenza ma un’esistenza non basta alla musica”[…]

“La musica nasce solo dal cuore e al cuore si rivolge; è amore. Sorella della musica è la poesia e madre la sofferenza”. – S. Rachmaninoff.

Stefano Cuomo

Rachmaninoff plays Rachmaninoff:

http://www.youtube.com/watch?v=oA0kXDMKiLg  (III concerto)

http://www.youtube.com/watch?v=pBx-tr1FDvY      (II concerto)

http://www.youtube.com/watch?v=ORP4dlwNsKM ( Rapsodia)