Esteri

Solo un Governo forte può far sentire il suo peso in Europa

Europa-disoccupazione

Europa-disoccupazioneLa disoccupazione in Europa ed in Italia continua a salire, mentre le prospettive di crescita economica appaiono sempre come un miraggio. Il costo del denaro per le banche italiane è sempre troppo caro. Il nostro tessuto manifatturiero viene progressivamente smantellato sia per la condizione economica generale che per mancanza di credito. Questo il quadro generale nel quale ci dibattiamo da ormai molti mesi. E’ venuto il momento di affrontare i problemi in una visione continentale e proporre ai partners europei politiche economiche che impediscano il lento ma inesorabile collasso dell’economia italiana. Gli Stati Uniti e il Giappone, assumendosi non pochi rischi, hanno avviato politiche monetarie inflazionistiche pur di rilanciare le proprie economie. Si tratta per entrambi i Paesi di una scommessa, che poggia, per gli Stati Uniti sulla  potenza militare e, per il Giappone, sulla consapevolezza che la decennale stagnazione lo stava spingendo lentamente verso il baratro.

L’ITALIA? DEBITO PUBBLICO ALTO E ECONOMIA IN RECESSIONE – Ora l’Italia si ritrova più o meno nella stessa situazione. Debito pubblico alto, economia in recessione.  Gli interventi di politica monetaria e fiscale non hanno finora dato gli esiti sperati. Il Paese non è ripartito. Abbiamo però evitato il peggio, anche grazie agli interventi della Banca Centrale Europea che, dopo aver convinto la Merkel, ha fatto sentire il suo peso sui mercati. Minacciando operazioni di acquisto di Titoli di Stato per importi illimitati, ha posto un freno a quella perniciosa speculazione che stava provocando un insostenibile aumento dei tassi d’interesse per le finanze italiane. Ma come lo stesso Draghi ha più volte affermato, la politica monetaria da sola non basta. Deve essere accompagnata da una politica fiscale coerente da parte dei singoli Stati europei. E’ proprio per perseguire questo obiettivo che in Italia ed in Europa occorre ora trovare una sintesi.

IN EUROPA A SCHIENA DRITTA – Mario Monti,  negli scorsi mesi, ha potuto presentarsi in Europa forte del sostegno di una maggioranza bipartisan, almeno nelle occasioni in cui sono state assunte decisioni vitali anche per l’Italia. Ma la sua azione è stata sempre costretta sulla difensiva. Non poteva essere altrimenti, vista la fase emergenziale in cui si trovava l’Italia. Oggi, superata l’emergenza, dopo che l’Italia ha contribuito al sostegno degli altri Paesi dell’Unione Europea e non è avvenuto il contrario, possiamo presentarci in Europa a testa alta. Ma è fondamentale che i nostri rappresentanti nelle sedi europee siano non solo legittimati dal voto dei cittadini, ma abbiano alle spalle una maggioranza forte e duratura per poter far valere, ed accettare, le nostre esigenze di crescita e convincere gli altri Stati della fondatezza delle nostre posizioni. Purtroppo però, a partire dal tiro della corda sull’IMU per finire ai cincischiamenti sulle altre riforme,  sembra che il Governo Letta non sia in grado di affrontare con determinazione la complessa situazione. Appaiono fragili gli equilibri su cui si regge. Un giorno Napolitano ne richiama i limiti di durata nel tempo e lo scopo istituzional-riformatore, l’altro Epifani ricorda che il PD è pronto a tutto in caso di scherzi da parte di Berlusconi, il giorno dopo il PDL fa un caso politico delle questioni giudiziarie personali del suo leader.

ITALIA RILEVANTE NEL BENE E NEL MALE – Così sembra difficile andare avanti. Siamo ancora ”too big to fail”. Ci sono le condizioni per poter essere ascoltati per il peso rilevante del nostro Paese nella costruzione europea in termini di popolazione e prodotto interno lordo. Le nostre proposte di escludere dal calcolo del deficit per un certo numero di anni e fino a un certo livello, alcune categorie di investimenti pubblici, potrebbero essere accettate. Perché appare più che evidente che se lo Stato non riaccende il motore, l’economia italiana non riparte. Perciò occorrono investimenti pubblici, in istruzione, ricerca, opere infrastrutturali  e telematiche, energia, settori industriali da preservare o rilanciare. Per questo è necessaria  la credibilità in sede europea, per  chiedere ed impegnarsi.  Magari ottenendo che tali investimenti siano strettamente monitorati dalla Commissione Europea, e che siano accompagnati da un serio percorso di abbattimento della spesa pubblica, che riparta  dalla abolizione delle Province fino alla razionalizzazione delle tante, troppe, società pubbliche locali.

RIFORME ISTITUZIONALI O ALMENO LEGGE ELETTORALE – Ma, come dicevamo, per far ciò si deve essere in condizione di decidere  consapevoli dell’importanza del momento,  occorre dare segnali chiari e il  Governo non può limitarsi a vivacchiare. Fondamentale è la riforma elettorale, sulla quale peraltro pesa il rischio dell’incostituzionalità, per poi tornare a votare per avere una maggioranza stabile ed in grado di perseguire obiettivi di lungo periodo. Una legge elettorale che consenta di scegliere con gli stessi criteri i rappresentanti di Camera e Senato, che riduca la portata del premio di maggioranza, che ridia ai cittadini la possibilità di esprimere la preferenza sui candidati. Questa rischia di essere l’ultima chiamata non solo  per le riforme costituzionali  ma anche per spingere a un radicale rinnovamento le forze politiche che hanno governato l’Italia negli ultimi venti anni. O si agisce oppure potremo trovarci in una situazione  dai contorni indefiniti. E forse anche questo è il bello della democrazia.

Alfonso Siano