Arte

“Solo”, viaggio nelle emozioni della Giannouli

Il piano solo è il momento più intimo per un artista di confrontarsi con se stesso. E mentre decide di farlo, è nudo davanti al pubblico. Ci si arriva, non è un punto di partenza e lo si fa quando non si vuole più la complicità degli altri, quando cioè non si vuole più dividere la propria intimità creativa con altri strumenti. Non c’è più parapetto, si danza sull’orlo del precipizio. E’ un modo di consegnarsi all’ascoltatore, in un gioco perfetto di outing. Liberando se stessi, la materia di cui si è fatti. Lo si fa insomma senza fingimenti e lo si fa per tutto il tempo che si ritiene opportuno prendendo chi ascolta per mano e accompagnandolo in un viaggio fuori e dentro di se.

 

Tania Giannouli, pianista greca, ha una formazione classica ma il suo pianismo è aperto alla esplorazione armomelodica del suo strumento. Un’apertura che è prima di tutto intellettuale ancorché tecnica, dove la tecnica è l’evidente mezzo che le consente di descrivere i suoi universi sonori. Che alternano, mistero, patos, eleganza, cantabilità, fuoco, passione in un gioco costante di inquietudini che è l’elemento che pervade tutto l’ascolto. Una inquietudine che è il carattere di questo disco che si intitola “Solo”. Che passa da stati di grazia a momenti più dinamici. Senza mai essere scontato e lasciando fibrillare l’ascoltatore.

 

L’album, il quinto della discografia della Giannouli, si compone di 24 tracce per oltre settanta minuti di musica. E scoprirete, con grande piacere, quanto mondo interiore c’è in queste note e quanto di quel mondo è anche il nostro. Capirete quanta sensibilità emotiva c’è in queste composizioni, quanti universi si alternano, quanti pianeti orbitano tra queste note. Quante lingue, dialetti, giocano con un vocabolario infinito di emozioni.

 

*ph Tania Giannouli  di Savvas Lazaridis fornita dall’ufficio stampa