“Una costante ed intensa passione ancestrale segna l’attività artistica di Bartolomeo Gatto: è Madre-Terra, inesauribile forza creatrice che domina e catalizza il suo sguardo, transitando con fluidità dalle sue opere pittoriche dense di forme e colori alle sue slanciate sculture. E’ la divinità primordiale, Gea, fonte di vita e fertilità, che ha preceduto gli dei dell’Olimpo, a farsi la sua materia ricorrente dall’aspetto di roccia frammentata in blocchi compatti e fortemente cromatici”, lo scrive Gabiella Taddeo parlando dell’artista salernitano Bartolomeo Gatto di cui è in corso una mostra a Salerno presso gli spazi del Complesso San Michele di Salerno.
Artista poliedrico che ha lasciato un’impronta indelebile nel panorama contemporaneo nazionale, con questa mostra si scorgono alcune opere del tutto inedite dell’ultimo periodo della sua vita. L’artista è stato chiamato “lo scultore delle pietre amanti” da Everardo Dalla Noce sia per “L’Abbraccio”, arredo urbano che l’artista ha installato anni fa a Salerno, che per la sua predilezione per questi grandi volumi anche in pittura. Ma la roccia lungo la storia e la mitologia è stata immagine dai più volti.
La mostra, intitolata “Spazi Atemporali”, è un viaggio attraverso linguaggi, forme e visioni che restituisce al pubblico la profondità della ricerca espressiva dell’artista. Accanto al percorso espositivo principale, l’esposizione si arricchisce di una sezione speciale dedicata alle grandi opere scultoree in pietra che l’artista ha realizzato e collocato in spazi pubblici del territorio salernitano. L’impossibilità di trasferire all’interno del Complesso San Michele alcune delle monumentali installazioni dell’artista, ha dato vita a un progetto curatoriale che crea un dialogo diretto tra la mostra e il territorio, attraverso un percorso fotografico capace di restituire il rapporto tra opera, paesaggio e comunità. Le immagini, realizzate dal fotografo Valentino Petrosino, presidente dell’Associazione Culturale LAB 147, offrono una rilettura visiva delle sculture di Bartolomeo Gatto, valorizzandone il dialogo tra materia, luce e spazio urbano.
Sculture, quasi tutte presenti sul territorio salernitano, eseguite in pietra, radice di ulivo e bronzo, ed anche esse rinviano ad un universo remoto arcaico e allo stesso tempo simbolico: la pietra è il permanere della memoria, la radice di ulivo oltre ad essere forma organica contraddistingue la terra mediterranea, il bronzo è trasformazione della natura in un perdurare artistico.
Il ciclo delle opere inedite del 2021 che sono presenti in mostra possono considerarsi “un ritorno consapevole alla pittura come spazio di sintesi: memoria, materia e visione convivono in un tempo sospeso, quasi meditativo, che chiude il cerchio senza chiuderne il senso.”(Carla Gatto) Lì il geometrismo astratto che ha segnato in Italia gli anni trenta su influenza del Bahaus e del razionalismo, prevale sul volume alleggerendo l’intera atmosfera del quadro che riduce anche notevolmente la sua dimensione. La gamma coloristica permane in tutte le sue articolate variazioni.