L’ultimo colpo messo a segno dalla Lucky Red, la società indipendente di produzione e distribuzione cinematografica fondata nel 1987 da Andrea Occhipinti, è il Podcast “Refuge LGBT”, articolato in sei episodi che si possono ascoltare su spotify, amazon music o apple e sono narrati dalla voce di Chiara Francini.
Il prodotto è ispirato alle storie di quei giovani che, per il loro orientamento sessuale o identità di genere, sono stati costretti alla fuga e hanno trovato, grazie al progetto “Refuge” di Fabrizio Marrazzo, accoglienza e protezione in località segrete.
Emiliano Reali
Alla realizzazione del podcast ha collaborato Emiliano Reali che aveva già affrontato la difficile realtà delle persone transgender nel romanzo “Bambi. Storia di una metamorfosi” (Avagliano Editore). Lo scrittore ha così commentato quest’esperienza: “Sono stato voluto in questo progetto perché serviva una persona che conoscesse il mondo LGBT+ dall’interno e avesse dimestichezza anche con le dinamiche giovanili che lo animano. Collaborare alla realizzazione di una serie podcast per me è stato altamente sfidante essendomi trovato in un ambito nuovo che esula dai racconti o i romanzi, realtà alle quali sono avvezzo. Scrivere una sceneggiatura mi era capitato, ma scriverne una che sarebbe stata ‘ascoltata’ e non ‘vista’, è stato strano, bello e anche coinvolgente. Amo sperimentare e stavolta ne ho avuto modo con un produttore come la Lucky Red, quindi non posso che essere grato”.
In “Refuge LGBT” si raccontano storie di abusi come quella di Denis, figlio di una prostituta che lo offre ai suoi clienti, di Nanà che si sottopone per volontà della madre a forti cure psichiatriche per cancellare il suo amore per una ragazza, di Ariel, condotto da un esorcista dopo essere stato sorpreso a indossare biancheria femminile, e di Rosario, a cui il padre fa bruciare i piedi per impedirgli di scappare.
Attraverso queste e altre vicende di violenza lo scrittore intende denunciare le sofferenze delle vittime di intolleranza e informare i giovani che esistono delle strutture e delle associazioni, come il “Gay Center” e “Refuge”, preposte a dar loro aiuto.
A Emiliano Reali, che ha creato il blog “Nel giardino delle parole” sull’Huffington Post, chiedo: “Una novità positiva rispetto al passato è che i genitori più aperti accompagnano nelle strutture preposte i figli che intendono compiere un percorso di transizione. Si può nutrire la speranza che in futuro le esigenze di tutti i giovani siano prese sempre in considerazione?”.
“E’ molto bello quando un genitore affianca e supporta la propria figlia o il proprio figlio nel percorso di scoperta/accettazione o di transizione. Sentirsi amato e non un errore aiuta in un percorso che resta sempre e comunque, vista la nostra società, complicato. Anni fa questo accadeva di rado, ma non illudiamoci che oggi la situazione sia idilliaca, altrimenti non assisteremmo ancora a casi di dolorosissimi suicidi adolescenziali per colpa dell’omo-bi-transfobia e strutture come “Refuge” o il “Gay Center” non sarebbero necessarie. Genitori che non amano i figli, che arrivano a picchiarli, segregarli in casa, violentandone la psiche, sono solo delinquenti ignoranti che avranno sulla coscienza – che spesso è ridotta a un sussurro troppo fioco – le ferite e le menomazioni delle quali i loro figli probabilmente non si libereranno mai”.
Monica Florio