Un esordio letterario per nulla leggero quello del giovane scrittore calabrese Francesco Leto che nel suo primo romanzo “Suicide thuesday” affronta una storia sui desideri, i rimpianti, la morte e la ricerca di un senso. I protagonisti sono tre ragazzi, apparentemente non collegati tra loro, ma accomunati dallo stesso fil rouge: il mal di vivere. Numerose le citazioni e i rimandi letterari: dal “giovane Kafka” di “Lo splendore dei discorsi” di Giuseppe Aloe, ad Alfonsina Storni, Sylvia Plath e Haruki Murakami. Il romanzo, presentato per concorrere al Premio Strega 2013, è ora inserito nella decina finalista del Premio Sila ’49.
LA TRAMA DEL ROMANZO – L’espressione inglese “Suicide thuesday” fa riferimento a quella fase di avvilimento, successiva al fine settimana vissuto fra alcool e droghe nel tentativo illusorio di dimenticare sofferenze e ansie. L’ebbrezza del sabato sera va infatti affievolendosi, la domenica si trascorre nel tentativo di smaltire i postumi, il lunedì si subisce la fase del cosiddetto “down”, e il martedì lo stato di prostrazione quasi sfiora la depressione, tanto che ci si lascerebbe morire. E proprio nell’arco temporale di questi quattro giorni che si svolge la storia di Leto che affronta le paure, i fallimenti e i sogni vissuti dai personaggi.
IL GIOVANE AUTORE – Nato in Calabria, nel 1983, Francesco Leto ha studiato storia medievale al “King’s College” di Londra e ha fatto un master in “Legal and Political Studies” alla University College of London. Rientrato in Italia ha vissuto qualche anno a Roma, e oggi vive e lavora a Bologna. Il suo romanzo d’esordio è stato inserito nella decina finalista del Premio Sila, istituito nel 1949 per rispondere alla necessità di ricostruzione culturale, di rinascita materiale e intellettuale di una Italia e di una Calabria uscite dalla guerra e dal ventennio fascista.