Tra le categoria più discusse tra quelle interessate dalle liberalizzazioni previste nel prossimo «decreto d’urgenza» governativo è quella dei tassisti. A fare il punto sulla questione è Daniele Laudonio, vicepresidente del consorzio Pianeta Taxi ed ex presidente della cooperativa Pronto Taxi 6645. Secondo lei qual è il vero significato del provvedimento che verrà adottato dal governo nei prossimi giorni?
Dovremmo prima sapere le loro intenzioni, visto che non le conosciamo ufficialmente: non c’è stato ancora un dialogo con i sindacati. Il governo deve innanzitutto capire che ci sono diverse realtà, non si può fare di tutta l’erba un fascio. Qui a Roma la situazione è critica già adesso. Se non è un governo di sprovveduti, cosa che non credo che sia, cercheranno di capire le necessità della categoria, tenendo ben presenti le diverse realtà territoriali.
In attesa di un dialogo fra sindacati e coverno, come avete intenzione di muovervi?
Domani c’è una riunione delle varie sigle a Bologna. Cercheremo tutti di capire le diverse realtà, riunirle il più possibile e poi trovare un dialogo ufficiale. Faremo valere i nostri diritti, sempre nei limiti della democrazia. È importante far capire che a Roma, ad esempio, non abbiamo bisogno di una licenza in più: già non c’è mercato.
Che intende dire?
Noi ormai lavoriamo pochissimo: ad oggi abbiamo tanti tassisti che non riescono a pagare i contributi, non riescono a versare il mutuo né ad arrivare alla fine del mese. Oltre a questo ci vogliamo mettere anche la liberalizzazione? Noi abbiamo un lordo mensile da rispettare che va intorno ai 4000 euro, in più le spese sono altissime: adesso è aumentata anche la benzina, e tenga presente che la macchina dopo 4 anni va cambiata. Se già fatichiamo adesso, cosa potrebbe succedere dopo la liberalizzazione.
Secondo lei chi verrebbe veramente avvantaggiato da un provvedimento del genere?
Il classico industriale che si comprerebbe i taxi e farebbe poi tutta una serie di discorsi di natura economica, che ben conosciamo. Ma non credo che il governo abbia questo obiettivo. Quantomeno lo spero, vista l’esperienza e il curriculum che vantano i suoi ministri.
Raffaele d’Ettorre