Dal 24 al 27 settembre si terrà a Torino la sedicesima edizione di Terra Madre Salone del Gusto, un appuntamento che quest’anno per la prima volta si svolge senza Carlo Petrini, per tutti Carlìn, morto il 21 maggio scorso. Petrini è stato quarant’anni fa il fondatore di Slow Food, l’associazione internazionale no profit impegnata a dare valore al cibo prodotto nel rispetto dell’ecosistema, nonchè l’ideatore di questa manifestazione di carattere biennale.
Carlìn può essere considerato un autentico genio contemporaneo. Un genio italiano, che muovendo dalla sua città, Bra, in Piemonte, ha esteso la cultura del cibo e del rispetto ambientale a tutto il mondo, coinvolgendo in questa meravigliosa rete culturale centoventi paesi.
Anche l’edizione di quest’anno vedrà come protagonisti i prodotti e i produttori agricoli di tutto il mondo, che gioiosamente invaderanno le vie e le piazze di Torino attraverso innumerevoli luoghi d’incontro. Stand, mercati, laboratori, dibattiti animeranno i quattro giorni della kermesse che si svolgerà in un grande clima di festa. Numerose le iniziative per famiglie e ragazzi, tra cui l’Arca del Gusto fatta in feltro, opera educativa itinerante realizzata da Slow Food per segnalare i prodotti alimentari a rischio di estinzione.
Protagonisti saranno ancora una volta i Presìdi, quei progetti di Slow Food a tutela di produzioni tradizionali, tecniche artigianali a rischio di estinzione nonché paesaggi agricoli messi a dura prova dall’agricoltura intensiva e dallo spopolamento delle campagne. Grazie ai Presìdi, che coinvolgono numerosi piccoli produttori agricoli e artigiani, anche quest’anno entreranno a far parte del “patrimonio” di Terra Madre nuovi prodotti italiani e stranieri, come il casiello materano, l’aglio rosa di Nicastro, il miele di barena della laguna di Venezia, lo zafferanno di Jiloca (Spagna) e molti altri.
Una novità sarà rappresentata dalla pubblicazione degli Atlanti dell’Arca, diciotto volumi cartacei (uno per regione, con l’accorpamento di Piemonte-Valle d’Aosta e Abruzzo-Molise) in cui si può trovare il racconto dei prodotti tipici da salvare per ogni regione italiana. Un’idea voluta fortemente da Carlìn, che i suoi collaboratori con tenacia sono riusciti a realizzare.
La quattro giorni torinese sarà dedicata alla biodiversità. Biodiversità che parte dalla terra e, nel rispetto della natura, diventa storia, cultura. Diventa, come Carlo Petrini ha scritto, “straordinaria varietà di modi di vivere degli esseri umani sul pianeta”. Modi di vivere che sono spesso contrastati, se non uccisi, dal modello di crescita turbocapitalistico, che in nome del profitto e della tecnica calpesta la natura e gli stili di vita autoctoni. Da qui nascono non solo la scomparsa di oltre il 70% delle specie animali e vegetali storicamente usate dall’uomo per alimentarsi ma anche i disastri climatici, l’emarginazione di interi popoli e gruppi sociali, le disuguaglianze, la negazione dei più elementari diritti umani.
La risposta al degrado socio-ambientale in atto consiste nella biodiversità culturale. Intesa come nuovo paradigma produttivo e sociale, come progetto di nuovo umanesimo. Un umanesimo radicato nella natura e universale. Aperto a tutti i popoli. Questa è la strada che ci indica Carlo Petrini. Utopia? “Chi semina utopia raccoglie realtà” – era il motto preferito di Carlìn, un grande visionario che è riuscito a dare concretezza ai propri sogni. E lo ha fatto grazie anche al sostegno delle tante persone che l’hanno seguito. Prima i suoi stretti collaboratori, poi l’immensa rete di produttori locali che dal Piemonte si è estesa a tutto il mondo e infine le centinaia di migliaia di visitatori che anche quest’anno raggiungeranno Torino. Le idee, quando sono valide ed entusiasmano, trovano da sole le gambe per camminare.
Attilio Pasetto