Politica

Tornano i Socialisti, partito dei lavoratori

Tornano i Socialisti, partito dei lavoratori

La scomparsa dalle Aule parlamentari del Partito Socialista Italiano è stata causata dalle faccende di “mani pulite”, senza voler dare con questo legittimità a quei comportamenti che hanno caratterizzato la vita pubblica dell’epoca. È vero che le vicende di “mani pulite” costituivano la continuazione di un sistema che tutti hanno ritenuto legittimo per consuetudine. Nessun appunto può essere mosso contro i magistrati che hanno fatto il loro dovere. Questi fatti sono chiari a chi scrive, il quale, conseguentemente, ritiene di poter dire “est modus in rebus”.Le vicende di “mani pulite”, infatti, hanno prodotto: processi nei quali uomini pubblici sono stati detenuti parecchi anni ed alla fine liberati con sentenze assolutorie per non aver commesso il fatto ed, in qualche caso, perché il fatto non sussiste; processi laddove gli imputati “non potevano non sapere”, principio quest’ultimo, applicato soltanto contro i vertici del Partito Socialista e non laddove le “Botteghe” non erano troppo chiare; processi, infine, iniziati con il rinvio a giudizio e prolungati alcuni anni per disporre alla fine l’archiviazione per inesistenza del reato.

È utile ricordare che l’On. Bettino Craxi, allora Presidente del Consiglio, alla Camera dei Deputati, ha invitato i Segretari degli altri Partiti a dichiarare che non avevano percepito alcun finanziamento. Nessuno si alzò, nessuno parlò! Nessuno ha avuto il coraggio di dire che, in effetti, a prescindere dalle prove, dalle incriminazioni e dalle assoluzioni, tutti i Partiti conoscevano “mani pulite”. Ciò non avrebbe determinato alcuna assoluzione, ma avrebbe politicamente presentato i fatti in maniera diversa, da come anche coloro militanti di altri Partiti politici hanno cercato di presentarli, proseguendo la persecuzione nei confronti del Partito Socialista.

È stata una vera diaspora per il Partito Socialista le cui reazioni dei singoli militanti sono state diverse. Alcuni hanno seguito Berlusconi ritenendolo uomo politico capace di rispondere ai Magistrati e agli avversari, altri si sono ritirati dalla vita politica. Il Partito Socialista oggi si è ricostituito sotto la guida di Riccardo Nencini. Allo stato, non ha alcuna rappresentanza parlamentare; questo sistema elettorale, infatti, ha continuato l’azione per l’esclusione dei Socialisti, la cui assenza è avvertita dal Popolo Italiano, ma soprattutto dai lavoratori.

Furono proprio i Socialisti, con il ministro Brodolini, che hanno voluto lo Statuto dei Lavoratori, che oggi il Governo Monti, con l’abolizione dell’art. 18, vuole vanificare. Una disposizione di legge conquistata dai lavoratori, guidati dai Partiti attraverso una lotta di classe. Il Governo Monti ha offerto alla Destra Italiana, a titolo di “carota” contro un “bastoncino”, nel quale sono racchiuse poche leggi impositive, la revoca dell’art.18, che nulla ha a che fare con i problemi economici e con lo sviluppo del Nostro Paese.

L’avallo di questi principi da parte dell’attuale maggioranza parlamentare, vìola i principi essenziali del diritto del lavoro consistente nel divieto di “reformatio in peius”. Lo Statuto dei Lavoratori costituisce uno dei punti essenziali realizzati dalla politica di centrosinistra, scaturita dall’incontro tra i lavoratori cattolici e i lavoratori socialisti. Un passo indietro non può essere accettato dai lavoratori e dalle forze politiche democratiche e progressiste.

Erra il Governo Monti quando ritiene di risolvere i problemi dell’Italia attraverso la liberalizzazione di determinati settori economici, dimenticando che la concorrenza è elemento essenziale della società liberista che, ormai, ha fatto il suo tempo, perché la globalizzazione ha già ridotto, e ridurrà ancor più, il profitto delle piccole e medie imprese, consegnando alle grandi imprese il dominio dell’offerta della produzione, incidendo sulla domanda con la riduzione dei prezzi.

Solo lo Stato potrà sostituirsi alla grande industria, impedendo che la produzione incida sugli interessi privati di pochi potentati economici, con notevole riduzione dell’occupazione. Soltanto i lavoratori possono impedire il disegno economico avviato dal Governo Monti, attraverso le lotte sindacali e abrogando l’incompatibilità dei Dirigenti Sindacali nelle candidature al Senato e alla Camera dei Deputati. È necessario che lo Stato intervenga con una programmazione indicativa, laddove prevarranno gli interessi pubblici su quelli privati.

Stefano Massimino