Spiritismo e mistero. Queste le due chiavi di lettura dell’ultima fatica di Isabella Santacroce ‘Amorino’, narrazione a sette voci in un’atmosfera che riecheggia quella di una seduta spiritica. Ipnotico come tutti i libri della Santacroce, è la storia delle gemelle Albertina e Annetta Stevenson, apparentemente schive e integerrime, il cui arrivo a Minster Lovell coinciderà con inspiegabili accadimenti. Estetica dark e una strisciante vena psichedelica per le due protagoniste: vestite sempre di nero e sempre uguali le sorelle vengono accolte da padre Amos, un equivoco sacerdote che affiderà loro il coro ‘Amorino’ della sua chiesa.
ANATOMIA DEL MALE – L’una è un’insegnante di canto, l’altra è un’organista, le Stevenson con la loro eccessiva grazia e compostezza, forse già segno della loro ‘diversità’, conquisteranno i personaggi che ruotano intorno al coro e intrecceranno la loro storia con quella del meschino dottor Thompson, della bigotta Margaret Green e dell’avvenente Alexander. Ma non si tratta di un coro qualsiasi e le due protagoniste sicuramente non sono solo maestrine di periferia: ogni notte, quando l’oscurità cala su Minster Lovell, in mezzo alla quiete si odono delle grida spaventose. Chi sono realmente Albertina e Annetta Stevenson? Perché il loro arrivo a Minster Lovell coincide con una serie di inspiegabili, sinistri accadimenti? A sbrogliare i fili della matassa, come una direttrice d’orchestra che muova la bacchetta a colpi diabolici, c’è la scrittrice stessa, Isabella Santacroce, che, oltre a rivelare i fatti, irrompe di persona nella scena. L’autrice ci accompagna in un viaggio nel passato e in un’atmosfera cupa con ambientazione non dissimile dalla brughiera selvaggia delle sorelle Brontë.
ULTIMO CAPITOLO DELLA TRILOGIA ‘DESDEMONA UNDICESIMA’ – Un luogo dell’anima intriso di malvagità, tema caro alla stessa autrice: «è giusto raccontare il male, il bene non mi interessa». Un romanzo corale, dunque, che emoziona soprattutto per la sua ambientazione un po’ dark e un po’ occulta, tesa a descrivere un’ ‘umanita’ che nel suo piccolo si muove in un Purgatorio dove convivono morte e follia, desiderio e fede. La Santacroce, spesso associata al movimento letterario fine anni Novanta dei Cannibali, ha esordito con ‘Fluo’, pubblicato da Castelvecchi, ed è autrice di libri come ‘Destroy’ e ‘Luminal’, pubblicati da Feltrinelli. ‘Amorino’ conclude la trilogia ‘Desdemona Undicesima’ cominciata con ‘V.M.18’ (Fazi) e ‘Lulù Delacroix’ (Rizzoli). Sarà presentato il 4 Aprile al Melbookstore, a Roma e con le sue sinistre gemelline la scrittrice di Riccione aveva anche pensato di autocandidarsi al premio Strega ma per il momento è rimasta un’ipotesi. Chissà, magari le gemelline un po’ streghette non sarebbero così discordi.
Diletta Liberati