Opinioni e commenti

Troppo odor di propaganda elettorale

Il governo Meloni ha varato una serie di provvedimenti, a favore dei cittadini, per alleviare i disagi del caro-vita. Ha tolto il bollo auto, una tassa odiosa per chi guida fra strade dissestate e altri balzelli. Certo, per il 2027, anno delle elezioni. Poi si vedrà.  Ha convinto le grosse compagnie petrolifere a calmierare i prezzi dei carburanti alla pompa della benzina, seppure di pochi centesimi rispetto ai prezzi precedenti già molto superiori a quelli pre-crisi. Ma solo per pochi mesi preelettorali, a fronte di quattro anni di governo durante i quali la questione dell’energia è rimastoun problema irrisolto. Ha avviato l’iter per la reintroduzione del nucleare, una misura avversata ma necessaria, sostenuta con determinazione. Ma a fine legislatura per accontentare alcuni e non scontentare altri troppo a lungo da subirne le contestazioni.

Tutti riconoscono alla Meloni notevole furbizia, fiuto e l’abilità politica di proiettare un’immagine positiva di sé, che le ha assicurato il gradimento nei sondaggi.  Ma quando l’odor di propaganda diventa troppo forte rimane appiccicato addosso. E non va via. Tanto che fa venire in mente altre memorie. Come i pacchi di pasta del buon tempo andato, seguiti da un lungo digiuno dal voto autorizzato. Non esattamente la posa che si addice a un atteggiamento programmatico lungimirante, quale che sia la visione di società che si vuole accreditare. Atteggiamento su cui dovrebbero vertere le critiche. Accompagnate, però, da proposte concrete e articolate, che non si riducano a triti slogan,ma siano ricche di contenuti praticabili da attuare per assicurare un domani certo alla società, nella sua intera configurazione, se vogliono diventare i veicoli di un’alternativa che duri, di cui l’opinione pubblica avverte il bisogno in vista delle prossime votazioni.