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Una proposta per la legge elettorale

Ballottaggio bipolare per l’elezione diretta del Premier in una “rosa” proposta dal Parlamento? In altre parole, è conciliabile l’esigenza democratica della rappresentanza (anche con il costituirsi di nuovi partiti per frenare l’assenteismo) con una governabilità che non sia semplice staticità,come spesso accade nelle Regioni?

L’immaginazione innestata sull’esperienza suggerirebbe uno schema flessibile imperniato, sia a Costituzione modificata che non, sull’elezione diretta e distinta, in due turni, del Premier e del Parlamento, ferma restando quella attuale del Capo dello Stato. Si proporrebbero tre effetti: stabilità del governo, qualsiasi fosse la composizione parlamentare, persino se “tarata” in termini non strettamente bipolari; antimediatico,nel senso del depotenziamento dell’influenza dei media con il filtro del confronto pubblico in Assemblea; perciò di rilancio dell’ autonomia della Politica.

Lelezione-indicazione diretta del Premier avverrebbe con ballottaggio o a maggioranza nell’ambito della rosa (2 o 3?) proposta dal Parlamento. Al Premier potrebbe collegarsi un listino (di soli Deputati, con la nuova Carta) allo scopo di rafforzare il suo rapporto con la maggioranza (peraltro già all’origine della composizione della rosa). Il listino,a differenza che nel Tatarellum regionale, sarebbe però votato nel turno successivo a quello dell’Assemblea. Questa invece sarebbe eletta con un proporzionale a preferenza unica, tipo il DPR 361/57 vigente nel 92, che offre la possibilità di ricalibrare i Collegi maggiori (Roma, Milano e Napoli, nella misura di circa 1,2/ 1,5 milioni di elettori ?) e quindi di escludere le formazioni “minime” dal quorum e dall’accesso ai resti (nel ‘92, La Rete a Roma, li attinse con meno del 2%); nonché di limitare le spese elettorali per la preferenza e i brogli talvolta favoriti e “coperti” dall’elevato numero di elettori (in merito, si consultino gli Atti della Giunta per le elezioni della Camera). Mutate le situazioni storiche, con ri-modifiche – eventualmente previste nel testo – sul piano amministrativo (anche per coagulare i consensi), si potrebbe favorire – al contrario – l’emersione di formazioni nuove e/o regionali. Questa flessibilità del DPR 361/57, che intanto supera – già sul piano aritmetico il pregiudizio dell’alternativa secca tra proporzionale e maggioritario, non minerebbe la stabilità del Premier per di più rafforzato dal listino. A Costituzione mutata, questi potrebbe durare in carica X mesi in più rispetto alla Camera, nominare i suoi Ministri e limitarsi a giurare nelle mani del Capo dello Stato. A Costituzione vigente, è invece nominato come ora, sulla base dell’indicazione scaturita dalla consultazione diretta del secondo turno . Rispetto al doppio turno francese, questa ipotesi riduce il rischio dell’ e potenzia la partecipazione anche consentendo all’elettore di scegliere nell’ambito della lista (volendolo ciascun Partito) fra un numero di candidati maggiore a quello dei seggi: fuori dalla chiusura partitica nel collegio uninominale. Lo scioglimento anticipato, dopo l’istituzione del Senato delle Autonomie, riguarderebbe la sola Camera; nell’immediato, entrambe. È pacifico che, come già verificatosi,la nomina del Premier indicato poggerebbe sullimpegno di Istituzioni Partiti ed Opinione pubblica!

Nicola Savino