- Nel panel, moderato da Livio Valvano, sono intervenuti Bobo Craxi, Francesco Valerio, Sandro Ruotolo, Martina Cardosi e Silvano Del Duca
Alla Festa nazionale dell’Avanti! il confronto sui nuovi equilibri internazionali ha riportato al centro il ruolo dell’Europa in una fase segnata dal ritorno dei nazionalismi, dalla crisi dell’egemonia statunitense e dall’affermazione di un sistema sempre più multipolare.
Nel panel, moderato da Livio Valvano, sono intervenuti Bobo Craxi, Francesco Valerio, Sandro Ruotolo, Martina Cardosi e Silvano Del Duca. Un confronto inserito nel percorso di una Festa che, sotto la guida del segretario nazionale Enzo Maraio, ha saputo tenere insieme l’identità socialista e la necessità di misurarsi senza timori con le grandi questioni del presente.
È proprio da una suggestione di Valvano, sulla possibilità che il modello europeo di pacificazione possa indicare una strada più ampia nei rapporti internazionali, che prende le mosse l’intervento di Valerio.
Il punto di partenza è netto: «Se la matematica non è un’opinione, ventisette diplomazie non fanno una politica estera, ventisette eserciti non fanno un esercito comune». Per Valerio, l’Europa deve dunque proseguire il proprio processo di integrazione proprio mentre il mondo passa «da una situazione di egemonia di potenza statunitense» a un multipolarismo che non è una prospettiva futura, ma «è già in atto».
Nel ragionamento entrano anche i BRICS, le loro divisioni interne e il ruolo dell’India, impegnata – nelle parole di Valerio – in una sorta di «valzer tra Pechino e Mosca». Ma è davanti alla crescita dei nazionalismi europei che l’intervento assume un tono più politico.
«Come amo fare io quando si legge qualcosa, bisogna chiedersi chi paghi l’inchiostro o, in politica, chi paghi le campagne elettorali». Da qui il riferimento diretto agli Stati Uniti: «Non ho paura a fare i nomi: Epstein e Bannon hanno finanziato partiti di estrema destra», ha affermato Valerio, sostenendo l’esistenza di un interesse da parte di grandi centri economici a mantenere l’Europa divisa. Dal palco, Craxi ha aggiunto il nome di Elon Musk, richiamo immediatamente raccolto da Valerio.
Il passaggio più netto riguarda però il rapporto con Washington.
«Essere atlantisti non significa consegnare le chiavi dei nostri Stati a Washington», ha scandito Valerio. E ancora: «Tra antiamericanismo e totale subordinazione c’è una parola. E quella parola è Europa».
Una parola che, nel suo intervento, assume anche il volto di Emma Bonino, alla quale Valerio ha chiesto un applauso commemorativo riconoscendole di averla «rappresentata a pieno e con forza».
Ma quale Europa? La risposta è stata altrettanto esplicita: «Per noi ha un significato preciso e significa Stati Uniti d’Europa. Significa Europa federale».
La conclusione ha riportato infine la discussione sul terreno della politica. Dopo un dibattito inevitabilmente attraversato da eserciti, guerre e sicurezza, Valerio ha indicato altrove il problema centrale: «Il grande vuoto che stiamo vivendo oggi non è un vuoto militare, è un vuoto politico».
Da qui l’appello conclusivo alla costruzione di «un’Europa federale nuova»: «Sarà un passaggio storico e noi saremo protagonisti». Valvano, riprendendo la parola, ha chiuso con due parole: «Idee chiare».