Il Fondo

Zelensky a Mosca? Perché no

Nel grande teatro della diplomazia internazionale, dove tutti parlano di pace ma nessuno la tratta sul serio, la notizia di un possibile invito di Putin a Zelensky per un incontro a Mosca suona come un paradosso. Eppure tra un summit inutile, una fornitura di armi in più e un comunicato dell’ONU che nessuno legge, forse questa è l’unica proposta concreta degli ultimi tre anni. Certo, è facile diffidare. Un invito di Mosca può essere qualsiasi cosa: un gesto strategico, una provocazione o solo fumo negli occhi. Ma ammettiamolo: perché no? Da quando è iniziata l’invasione russa abbiamo assistito ad ogni forma di mediazione possibile – tranne quella più semplice: guardarsi in faccia e parlare. Zelensky è diventato il simbolo della resistenza ucraina, Putin il volto dell’aggressione russa. Tutto vero. Ma a che serve continuare a far girare i messaggi tra Washington, Bruxelles, Pechino e Doha, se poi i due protagonisti principali non si sono mai incontrati? L’Occidente ha costruito l’intera narrazione della guerra sull’idea che con Putin “non si può trattare”. Ma se fosse proprio questo il punto debole della strategia? E se, invece, affrontarlo direttamente servisse almeno a scoprire il bluff? Un incontro a Mosca sarebbe una mossa forte, non debole. Zelensky non si presenterebbe da sconfitto, ma da leader deciso a scardinare il gioco stagnante della guerra per procura. E se Putin rifiutasse di parlare seriamente, o si sottraesse, sarebbe lui a mostrarsi per quello che è: un autocrate inchiodato alla logica dell’invasione. La guerra russo-ucraina ha assunto contorni grotteschi. I morti continuano a salire, le città a svuotarsi, l’industria bellica a ingrassare. I mediatori moltiplicano i voli ma sul campo non cambia nulla. Allora forse serve proprio un gesto fuori copione. Un viaggio a Mosca. Un colloquio senza filtri. Un faccia a faccia che metta la questione nei suoi termini più crudi: vuoi davvero la pace o no? Certo, la retorica patriottica urlerà al tradimento. Gli alleati occidentali storceranno il naso. Ma la storia non la scrivono i prudenti: la scrivono quelli che rischiano. E oggi rischiare significa non continuare a fare sempre le stesse cose aspettandosi risultati diversi. Zelensky dovrebbe dire: “Vengo. Non per fidarsi di Putin, ma per smascherarlo. Non per arrendersi, ma per cambiare le regole del gioco.

Oppure possiamo continuare così. A comprare due merendine ogni mattina e portarne una al bullo sperando che non si prenda anche l’altra. E con aria compunta lamentarci che il mondo va a rotoli.