Cultura

Messner e il suo Sudtirolo: un modello di convivenza europeo

REINHOLD MESSNER

E’ da poco approdato in libreria un nuovo libro di Reinhold Messner, “Il mio Sudtirolo” (Raetia, Bolzano, pp. 176, euro 18), dedicato alla “terra lungo l’Adige e tra le montagne”, che il grande alpinista considera il posto più bello al mondo, quasi un Paradiso terrestre.

Dopo le innumerevoli avventure che lo hanno portato e ancora lo portano lontano da casa, Messner sempre ritorna alla sua terra natia, dove ha stabilito la sua abitazione e il sistema museale da lui creato (Messner Mountain Museum), che comprende sei musei, ciascuno dedicato a un singolo aspetto delle terre alte: le montagne sacre, l’arrampicata su roccia, il ghiaccio, i popoli della montagna, l’alpinismo tradizionale più la sede centrale collocata a Castel Firmiano sopra Bolzano.

Messner del Sudtirolo fa un ritratto politico, culturale, sociale, mettendo a fuoco le sfide rappresentate dalla convivenza tra tre popoli di lingua diversa: tedesca, italiana, ladina. Una convivenza non sempre facile, talvolta sfociata in momenti drammatici, che però ormai è diventata un fatto acquisito tanto che non c’è più nessuno che pensa di chiedere l’annessione all’Austria.

Messner non nasconde le difficoltà che ci sono state né i difetti, oltre che i pregi, della popolazione altoatesina. Ma ripete che la ricchezza della regione, oltre che dalle bellezze naturalistiche, è data dalla somma delle diverse culture e tradizioni, che hanno tutte eguale diritto di cittadinanza. Nel libro ricorre spesso la parola “Heimat”, vocabolo tedesco non facilmente traducibile, che indica il luogo d’origine, la propria terra, la propria lingua, il legame inscindibile con le proprie radici. E’ su questo concetto di “Heimat” che gli abitanti del Sudtirolo hanno costruito la loro forza. Ed è su di essa che devono continuare a puntare. In questo senso l’Europa, secondo Messner, rappresenta un’opportunità, la via per valorizzare le tre diverse culture e tradizioni, coniugandole entro un orizzonte più ampio, più complesso ma ancor più accogliente. Lontano – va sottolineato – da ogni proposito nazionalista.

Collocate in una cornice europea, le riflessioni di Reinhold vanno oltre i confini della “terra fra l’Adige e le montagne”. Esse ci indicano una strada per “coltivare l’umanità”, come direbbe Martha Nussbaum, tra le tante etnie che oggi popolano il vecchio continente. La somma e il rispetto delle culture, non la loro forzata integrazione: questa è la chiave che ci dà Messner per un pacifico progetto europeo di lunga durata.
Collegato al rispetto della cultura, è il rispetto per l’ambiente. Anche qui il sentiero su cui Messner si muove è molto stretto. Sì al turismo, ma il turismo deve essere sostenibile. Già ora in certi punti dell’Alpe di Siusi o della Plose sembra di essere a Eurodisney, non più sugli alpeggi di antica memoria.

Luoghi bellissimi come le Tre Cime di Lavaredo o il lago di Braies sono letteralmente soffocati dal sovraffollamento turistico. Così la montagna perde la sua natura, la sua identità, il suo fascino. Qualche provvedimento occorrerà prendere. Messner non dice quale, ma a qualcosa gli operatori turistici, che già stanno fruendo abbondantemente del boom della montagna, dovranno rinunciare se non si vorrà dissipare il patrimonio storico e naturalistico delle Alpi.

Con conseguenze che potrebbero rivelarsi catastrofiche, come lo scioglimento dei ghiacciai che sta procedendo molto velocemente.
In quest’ottica vanno difesi gli antichi insediamenti contadini, come i masi di montagna. E’ questo un altro punto su cui Reinhold batte con forza. I masi rappresentano il presidio del territorio, la sua cura, senza la quale la montagna da secoli antropizzata cessa di esistere per diventare “wilderness”. Ma con quale prospettiva? Nessuno sarebbe più abituato a una dimensione puramente selvaggia delle nostre Alpi. La natura, abbandonata a sé stessa, riserverebbe all’uomo amare sorprese.

La strada da percorrere è dunque quella dell’equilibrio tra uomo e natura. Senza avere la pretesa di piegare tradizioni secolari e nel pieno rispetto della natura.