- Marcello Miniscalco, segretario regionale di Avanti Psi Molise, sulla Festa nazionale dell’Avanti!
Marcello Miniscalco, segretario regionale di Avanti Psi Molise, perché la Festa nazionale dell’Avanti! proprio a Campobasso?
«È una scelta politica, non soltanto organizzativa e ringrazio Enzo Maraio. Il Molise è una regione troppo spesso dimenticata, che vive problemi di sviluppo, infrastrutture, servizi e spopolamento comuni a tante aree interne italiane. Portare qui una manifestazione nazionale significa dire che l’Italia non finisce nelle grandi città. Le aree interne devono tornare al centro delle politiche nazionali».
Qual è il messaggio politico della Festa?
«Vogliamo parlare soprattutto di cose concrete. La politica deve certamente discutere di alleanze e prospettive, ma deve tornare a misurarsi con i problemi quotidiani delle persone. Lavoro, casa, giovani, servizi, sanità, trasporti, opportunità per chi vive nei territori più fragili: da qui deve partire la costruzione di un’alternativa».
E sul futuro del centrosinistra?
«Serve una coalizione larga e credibile. Pd, Movimento 5 Stelle e Avs rappresentano una parte fondamentale, ma non basta. Bisogna aprire e organizzare uno spazio per socialisti, riformisti, moderati, liberali e per quel mondo civico che nei territori amministra e costruisce consenso. Non dobbiamo restringere il campo, dobbiamo allargarlo intorno a un progetto».
Avanti Psi arriva a Campobasso con tre proposte concrete.
«Sì. Giovani, casa e partite Iva sono tre questioni che incidono direttamente sulla vita delle persone. Un fondo per investire sulle opportunità delle nuove generazioni, un Piano Casa che aiuti giovani coppie e famiglie e una riforma degli acconti fiscali che renda meno pesante la vita di professionisti e lavoratori autonomi. È il nostro contributo concreto alla coalizione».
Quindi Campobasso può diventare anche un messaggio al Paese?
«Assolutamente sì. Scegliere Campobasso significa partire da un luogo che troppo spesso viene considerato periferico per affermare esattamente il contrario: non esistono territori marginali. Esistono territori ai quali la politica non ha dedicato abbastanza attenzione. Se vogliamo ricostruire fiducia e partecipazione dobbiamo ripartire proprio da qui, dalle comunità e dalle aree interne».