La guerra in Iran è costata ai cittadini americani cento miliardi di dollari esclusivamente per la voce energia, svelando il peso economico di un conflitto che colpisce duramente l’economia e i consumatori occidentali. Questa spesa ingente evidenzia la vulnerabilità energetica globale di fronte alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Cento miliardi di dollari. Buttati al vento, bruciati nei pozzi d’odio e di petrolio del Medio Oriente, gravanti sulle spalle dei cittadini americani solo per pagare il conto, salatissimo, dell’energia. Lo rivela un rapporto di Axios. Ma non è solo una cifra da ragionieri, no. È il termometro della nostra sottomissione, del ricatto perpetuo in cui l’Occidente si è cacciato.
Cento miliardi per l’elettricità, per la benzina, per riscaldare le case di un’America che si credeva un impero e si riscopre ostaggio. Un’assurdità che svela la nostra fragilità strutturale di fronte a teocrazie e fanatismi. Ogni dollaro versato alla pompa di benzina o sulla bolletta della luce è un tributo alla nostra cecità strategica, al fatto che abbiamo delegato la nostra sopravvivenza energetica a una polveriera geopolitica.
Non si tratta di fredda economia. Questa è la cronaca di una dipendenza culturale e politica che ci logora dall’interno. Mentre i governi occidentali balbettano e firmano assegni colossali, il consumatore comune affonda, pagando il prezzo di guerre che non ha voluto, ma di cui subisce la vendetta economica. È la dimostrazione lampante che chi controlla il rubinetto dell’energia controlla la nostra libertà. E noi, con la nostra opulenza distratta, continuiamo a pagare il riscatto.
I cento miliardi di dollari bruciati non rappresentano soltanto un disavanzo di bilancio per Washington, ma certificano una vera e propria capitolazione strategica dell’Occidente. La dipendenza energetica e la mancanza di coraggio politico rischiano di compromettere irrimediabilmente la libertà dei cittadini europei e americani.
Giuseppe Basilico