Cronaca

Quando la protesta deve togliersi la maglietta. Il caso di Pieve Torina

Nelle Marche il confronto sulla nuova discarica provinciale apre una questione più ampia sul rapporto fra tutela ambientale, partecipazione dei cittadini e libertà di manifestare il dissenso

PIEVE TORINA (Mc) – Quanto spazio può occupare il dissenso nello spazio pubblico? La domanda ha assunto una forma concreta lo scorso 6 settembre a Pieve Torina, nell’entroterra maceratese, dove il Comitato No Discarica Montefano aveva organizzato una manifestazione pacifica contro la possibile localizzazione della nuova discarica provinciale nel territorio di Montefano (Mc).

L’iniziativa avrebbe dovuto svolgersi lungo il Percorso delle Acque, ma, per ragioni di ordine e sicurezza pubblica, è stata trasferita al Parco delle Rimembranze. Secondo quanto comunicato dagli organizzatori, per raggiungere successivamente il percorso naturalistico i partecipanti avrebbero dovuto rimuovere le magliette e gli altri elementi identificativi della protesta.
Il Comitato, pur manifestando stupore per le prescrizioni, le ha rispettate, rinunciando anche a festoni e slogan. Arrivati a Pieve Torina, gli organizzatori hanno inoltre chiarito ai cittadini presenti che la protesta non era rivolta contro la comunità locale, ancora segnata dalle conseguenze del terremoto.

La manifestazione nelle forme originariamente previste non si è svolta. Si è però raggiunto uno degli obiettivi principali della giornata, il confronto diretto con Alessandro Gentilucci, sindaco di Pieve Torina, presidente della Provincia di Macerata e dell’ATA.
L’incontro era stato richiesto da tempo. Il Comitato sostiene di avere precedentemente invitato Gentilucci, attraverso comunicazioni inviate agli indirizzi istituzionali, senza essere riuscito a ottenere un confronto diretto.

Al centro della discussione sono finiti i criteri utilizzati per individuare le aree destinate alla possibile realizzazione della nuova discarica. Due siti di Montefano occupano infatti i primi posti della graduatoria, circostanza che ha alimentato una mobilitazione ormai estesa dalle assemblee territoriali alle sedi istituzionali regionali.
Secondo quanto riferito dal Comitato, Gentilucci avrebbe spiegato di non aver potuto incidere sulla vicenda, facendo riferimento a un proprio peso decisionale dello 0,1 per cento all’interno della Provincia. Gli organizzatori hanno invece contestato alcuni criteri adottati nella valutazione, ritenendo che le scelte politiche abbiano assunto un peso eccessivo rispetto alle esigenze di tutela ambientale.

Particolare preoccupazione riguarda il peso attribuito alla presenza delle falde acquifere, elemento che il Comitato considera fondamentale nella valutazione dell’idoneità di un territorio destinato a ospitare una discarica. Alla domanda se condividesse o meno i criteri politici che, secondo gli organizzatori, avrebbero contribuito alla graduatoria, Gentilucci non avrebbe fornito, nella ricostruzione del Comitato, una risposta affermativa o negativa.
Il confronto ha comunque aperto una nuova fase. Gentilucci si sarebbe dichiarato disponibile a recarsi a Montefano per vedere direttamente le due aree collocate ai primi posti della graduatoria, proposta accolta favorevolmente dal Comitato.

Terminato l’incontro e rimosse le magliette della protesta, alcuni partecipanti hanno raggiunto il Percorso delle Acque per una passeggiata, sottolineando il valore naturalistico del luogo e ribadendo che la mobilitazione non era rivolta contro Pieve Torina.
Resta una questione che supera i confini marchigiani. Una discarica occupa necessariamente un territorio preciso, ma il modo in cui si decide dove collocarla, il coinvolgimento delle comunità interessate e gli spazi riconosciuti alla manifestazione pacifica del dissenso riguardano il rapporto fra cittadini e istituzioni e, dunque, la qualità stessa della partecipazione democratica.

Andrea Carnevali