Giada Fazzalari

Se penso agli ultimi quindici anni di storia della politica italiana, ho una specie di vuoto. Un vuoto sulla politica, intendo. Perché di politica, quella vera, quella appassionata, che a volte è riuscita a muovere intere popolazioni, non se n’è vista. Se penso agli ultimi quindici anni di questa repubblica, penso ad una fiction, ad una sorta di spettacolo estenuante, un teatrino ridicolo, che rasenta il tragicomico. Per una persona giovane come me, aver vissuto più di un decennio intriso di berlusconismo è stato praticamente come subire un furto, un danno pesantissimo da parte di  una classe politica inadeguata che non verrà certamente ricordata per le riforme efficienti sull’università, sul lavoro o la giustizia. Una classe politica che dovrà scontare a lungo lo spettacolo imbarazzante offerto all’Europa e al mondo. Come abbiamo fatto a fidarci di un Ministro che ha comunicato con pernacchie e insulti? E in quale altra Repubblica un Presidente del Consiglio può continuare a ricoprire quel ruolo se indagato per prostituzione minorile, corruzione e tutto quello che viene appresso? L’imbarazzo che ho provato, da italiana, quando Berlusconi, si è fatto attendere dalla Merkel al vertice Nato di Strasburgo, mentre chiacchierava al cellulare, mano in tasca ed espressione rilassata, è stato più o meno simile a quando l’ho visto accogliere in Sardegna i coniugi Blair in camicia bianca aperta e bandana. Le corna dietro la testa di Josep Pique, allora ministro degli Esteri spagnolo, durante una foto di gruppo al termine di un vertice dell’Ue in Spagna, è stato nulla rispetto a quando, rispondendo a una domanda sul perché la polizia avesse usato delle imbarcazioni a pedali per recuperare gli immigrati affogati, ha detto: “In certi casi i pedalò sono utili: nessuno (dei cadaveri) si è lamentato”. E di spunti, il nostro “cavaliere”, ce ne ha forniti tanti, troppi, che li si potrebbe racchiudere tutti in un “almanacco delle idiozie”. Quel che conta adesso è che da quel 12 novembre 2011, il giorno in cui Berlusconi rassegna le sue dimissioni “forzose” (c’era qualcosa di più grosso a cui dar retta rispetto al suo incontrollato desiderio personalistico di potere: Mediaset e Mondadori), tutto è cambiato. Siamo governati da un esecutivo che lavora. E questa sarebbe dovuta essere una cosa normale. Cambia anche il fatto che alcune frasi in politichese berlusconiano, divenute di senso comune, spariscono. Non sentiremo più cose come legittimo impedimento, escort, processo breve o lungo, bunga bunga. In cambio, ci sentiremo  avviliti da termini come spread, btp, bond, rigore, equità e sacrifici, che non è, quest’ultimo, il migliore dei termini che saremmo voluti ripetere. Tornerà il merito, perché è finito il mondo paillettato degli show televisivi, perché non basta più la vaghezza dei discorsi spiattellati nelle trasmissioni in prima serata come Ballarò o Porta a Porta. Non conta più mirare esclusivamente al consenso e confondere la politica con la comunicazione politica. Contano i contenuti, perché c’è bisogno di essere informati. Imperdonabile nascondere la crisi devastante nella quale è finita l’Italia. Con un pizzico di buonsenso e un po’ di onestà, non ci saremmo impantanati in questa situazione, rischiando andare in default. Ci vorrà del tempo, ma possiamo farcela. Siamo italiani e per nostra natura ce la siamo sempre cavata. Restituire dignità alla politica, ricominciare a credere nelle istituzioni, essere orgogliosi della nostra terra, è un inizio. Un ottimo inizio.