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Sveglia Alemanno, Roma ha paura

Sveglia Alemanno, Roma ha paura

Ci sono belve criminali che agiscono nella nostra città e devono essere fermate a tutti i costi”. E poi: “Sono mesi che denuncio questa emergenza criminale, ma le misure che fino adesso sono state attuate sono chiaramente inadeguate”. E ancora: “Roma si attende fatti, non promesse”. Sono tutte frasi pronunciate da Gianni Alemanno, sindaco di Roma, il giorno dopo l’efferato assassinio nel quale hanno perso la vita Zhou e Joy Zeng, il commerciante cinese di 31 anni e la sua bambina di appena nove mesi.

A qualcuno, leggendo le parole del sindaco capitolino, sarà capitato di avvertire una sensazione di dejavù. In effetti, oggi Alemanno sembra lo stesso della campagna elettorale che lo portò al Campidoglio nel 2008. A partire dall’omicidio di Giovanna Reggiani, la donna uccisa il 30 ottobre 2007 nel pressi della stazione di Tor di Quinto, quella campagna fu tutta imperniata sulla sicurezza. Poi, appena eletto, lo stesso Alemanno dichiarò che «la prima azione da sindaco» sarebbe stata «un provvedimento per ripristinare la sicurezza e il controllo della città». Provvedimento che avrebbe dedicato proprio al vedovo della signora Reggiani, perché fosse «chiaro che mai più potrà accadere una cosa del genere».

Alemanno, «in campagna elettorale ingigantì quella che, con l’aiuto di certi media, fu definita “emergenza sicurezza” nella Capitale», sostiene Gerardo Labellarte del Psi. «Una volta eletto sindaco – prosegue il responsabile del dipartimento Autonomie locali del partito – si limitò a minimizzare il problema: per il solo fatto che era arrivato il “sindaco-sceriffo”, la criminalità aveva smesso di essere un’emergenza». Infatti, fino allo scorso giugno, quando si verificò il pestaggio di un musicista nel rione Monti, il capo della giunta capitolina sosteneva che «Roma non è una città insicura, basta guardare il numero dei reati che cala».

I dati non danno torto al sindaco ma, secondo Labellarte, «vanno letti senza strumentalizzazioni. Il calo della criminalità in generale è vero, tuttavia è un trend che parte da prima del 2008. Per quanto riguarda poi gli omicidi, 33 lo scorso anno nella Capitale, sebbene sia un numero nettamente superiore a quelli del 2010, non si discosta molto dalla media degli ultimi anni. Insomma, non si può dire che ci sia una esplosione del fenomeno criminalità, perché nessun dato porta a tali conclusioni, però tutti i segnali indicano che c’è stato un mutamento qualitativo di cui Alemanno non sembra accorgersi».

Il sospetto che il sindaco di Roma non comprenda bene l’evolversi della realtà criminale nella sua città è confermato dalle sue stesse dichiarazioni, quando sostiene che «non siamo ancora a forme di criminalità organizzata di stampo mafioso, ma se queste bande territoriali non vengono debellate subito potrebbero assumere queste caratteristiche». Non si è accorto, il sindaco, che le grosse organizzazioni criminali hanno già invaso Roma con i loro capitali? Non ha notato che le «bande territoriali» vengono già utilizzate dalla ‘ndrangheta e dalla camorra per i loro traffici? Eppure sono aspetti del problema che non andrebbero sottovalutati o, peggio, taciuti. «Evidentemente, Alemanno preferisce nascondere il problema – chiosa Labellarte – e ne parla solo quando proprio non può farne a meno, dimostrando di essere abile a strumentalizzare la tematica della criminalità, e di non riuscire ad affrontare seriamente la questione».

Nicola Bandini