Si intensifica ulteriormente la tensione in Medio Oriente, con pesanti risvolti militari sul campo e immediate ripercussioni sui mercati finanziari globali.
L’esercito israeliano ha confermato l’uccisione di un importante comandante di Hamas nel corso di un’operazione mirata. Contemporaneamente, le forze israeliane hanno condotto nuovi e intensi raid aerei nel sud del Libano, mentre il premier Benjamin Netanyahu si è recato in visita ai soldati al fronte per ribadire la linea della massima pressione militare.
Sul fronte diplomatico si muove l’asse statunitense: gli inviati americani Steven Witkoff e Jared Kushner sono giunti a Doha, in Qatar, nel tentativo di riaprire i canali negoziali e mediare una difficile de-escalation.
I venti di guerra spaventano i mercati dell’energia. I prezzi del petrolio hanno registrato una netta fiammata sia sulle piazze finanziarie asiatiche sia al Nymex di New York, spinte dal timore di interruzioni nelle forniture globali di greggio.
Resta invece drammatica la situazione della popolazione civile. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, ha lanciato l’ennesimo e accorato appello per la Striscia di Gaza, descrivendo condizioni igienico-sanitarie ormai al collasso: “La gente è stremata e vive letteralmente ammassata tra topi, detriti e fognature a cielo aperto”.
I venti di guerra non si limitano a soffiare: ululano. Trascinano con sé l’odore del sangue dal Libano a Gaza, mentre i burocrati della diplomazia internazionale sfilano nei salotti dorati di Doha, convinti di poter spegnere un incendio millenario con il contagocce dei loro calcoli geopolitici. Ma la realtà non si inchina ai loro compromessi. La realtà è nei numeri che salgono isterici sulle lavagne elettroniche delle borse di New York, dove il prezzo del greggio diventa il macabro termometro del nostro cinismo. La realtà è in quella marea umana ammassata tra i topi e le fognature di una terra martoriata, carne da cannone sacrificata sull’altare di un fanatismo che non concede tregua.
Ci culliamo nell’illusione che tutto questo sia lontano, un reportage da sfogliare con distacco. Non abbiamo ancora capito che quei venti stanno viaggiando verso di noi. E quando busseranno alla nostra porta, sarà troppo tardi per chiederci da che parte stavano la ragione e il torto. Sarà rimasto soltanto il silenzio delle nostre macerie morali.
Giuseppe Basilico