Tradizioni, identità, giovani e capacità di reagire allo spopolamento. Il sindaco Maria Antonietta Scelza: «Difendere i piccoli paesi significa creare le condizioni perché continuino ad avere un futuro»
Ci sono piccoli comuni che rischiano di vivere lo spopolamento come un destino inevitabile e altri che provano a trasformare le proprie dimensioni, la propria storia e persino le difficoltà in una ragione per reagire. Salvitelle è uno di questi.
Un paese delle aree interne che prova a resistere, a mantenere viva la propria comunità e a costruire occasioni per riportare persone, attenzione e partecipazione sul territorio. In questo percorso il sindaco Maria Antonietta Scelza sta puntando sulla valorizzazione dell’identità locale, sulla capacità di coinvolgere le nuove generazioni e su una visione nella quale le tradizioni non rappresentano semplicemente qualcosa da conservare, ma una risorsa sulla quale costruire il futuro.
Un esempio arriva dai festeggiamenti in onore di San Sebastiano Martire, patrono del paese, in programma il 30 e 31 agosto. Due giornate nelle quali Salvitelle tornerà a riempirsi di residenti, visitatori e tanti salvitellesi che vivono lontano e rientrano nel paese d’origine.
«Le tradizioni non sono soltanto memoria del passato: sono uno degli strumenti attraverso i quali teniamo vive le nostre comunità, rafforziamo il senso di appartenenza e trasmettiamo ai più giovani la nostra identità», sottolinea Scelza.
È proprio qui che la festa patronale assume un significato che va oltre l’appuntamento religioso. Diventa un esercizio di resilienza collettiva. Nei piccoli comuni custodire le tradizioni significa mantenere un filo con chi è partito, creare ragioni per tornare e offrire ai più giovani la consapevolezza di appartenere a una storia che può ancora essere scritta.
Salvitelle conserva, del resto, riti di particolare forza e suggestione. Domenica 30 agosto torna la secolare corsa a piedi nudi dalla Serra San Giacomo, lungo un percorso impervio tra pietre, rovi e vegetazione. Una tradizione che viene fatta risalire al 1791 e che nel tempo si è intrecciata con la devozione per San Sebastiano.
Alla corsa seguirà il tradizionale torneo di lotta greco-romana, altra manifestazione tramandata da generazioni. Due riti differenti, accomunati da valori come sacrificio, forza, appartenenza e rapporto con il territorio, che costituiscono una parte significativa del patrimonio culturale della comunità.
Ma la sfida indicata dall’amministrazione Scelza è proprio quella di non trasformare questo patrimonio in una fotografia del passato.
«Le tradizioni non possono essere semplicemente conservate: vanno accompagnate, sostenute e valorizzate. Devono diventare occasioni per coinvolgere i giovani, trasmettere loro il senso di appartenenza e creare nuove opportunità. Nei piccoli comuni questo patrimonio può essere anche una leva per rilanciare i territori, attrarre visitatori, promuovere le nostre eccellenze e costruire occasioni di sviluppo».
È una visione che prova a mettere insieme memoria e futuro. Perché la battaglia contro lo spopolamento delle aree interne non si combatte soltanto con le infrastrutture e i servizi, indispensabili, ma anche mantenendo vivo il tessuto sociale e culturale delle comunità.
Significa dare valore alle feste popolari, alle associazioni, alle eccellenze locali e a quei momenti nei quali un paese torna a riconoscersi come comunità. Significa soprattutto fare in modo che i giovani non percepiscano il luogo nel quale sono cresciuti soltanto come un posto dal quale andare via.
Anche la scelta di affiancare ai riti più antichi momenti di spettacolo va in questa direzione. I festeggiamenti si concluderanno lunedì 31 agosto, alle 22 in Piazza San Sebastiano, con il concerto di Alessio, tra le voci conosciute della musica napoletana contemporanea.
Tradizione e contemporaneità, dunque. Resistenza e visione. È forse questa la lezione che arriva da Salvitelle: essere un piccolo comune non significa rassegnarsi a diventare sempre più piccolo.
Vuol dire, al contrario, provare a mettere in campo ogni energia disponibile per tenere insieme chi resta, chi ritorna e chi può scoprire per la prima volta questi territori.
«Tradizione, fede e momenti di spettacolo diventano anche un’occasione per aprire Salvitelle ai visitatori e far conoscere il nostro territorio», conclude Scelza. «Difendere l’identità dei piccoli paesi significa creare le condizioni perché continuino ad avere un futuro».
Ed è probabilmente proprio questa la sfida più importante delle aree interne: non limitarsi a sopravvivere, ma trovare nella propria identità la forza per immaginare il futuro.