Il 23 settembre la presentazione del volume curato da Pier Franco Quaglieni. Il rapporto tra Stato e Chiesa torna al centro di una riflessione che attraversa il Risorgimento, la Repubblica e parla direttamente alla democrazia di oggi.
La laicità non è una parola del passato. E non è neppure una formula da consegnare esclusivamente ai manuali di storia costituzionale. È, ancora oggi, uno dei principi attraverso i quali si misura la maturità di una democrazia: la capacità dello Stato di essere autonomo, di garantire tutte le coscienze e di assicurare a ciascuno la libertà di credere, di non credere e di vivere le proprie convinzioni senza imposizioni.
È da questa prospettiva che acquista particolare significato la presentazione, mercoledì 23 settembre 2026 alle ore 16.00, al Senato della Repubblica, del volume “Da Cavour alla Repubblica. I rapporti tra Stato e Chiesa, laicità e laicismo nella storia d’Italia”, edito da Pedrini e curato da Pier Franco Quaglieni.
La sede stessa dell’incontro — la Sala degli Atti parlamentari della Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini” — conferisce alla discussione un valore che va oltre l’appuntamento editoriale. Parlare di laicità nelle istituzioni significa infatti tornare alle fondamenta dello Stato moderno e interrogarsi sul modo in cui quelle fondamenta continuano a sostenere la nostra convivenza civile.
Da Cavour alla Repubblica corre un filo che attraversa la storia nazionale: l’autonomia della politica, la libertà della coscienza e il rifiuto di ogni confusione tra autorità civile e autorità religiosa.
La celebre formula cavouriana della “libera Chiesa in libero Stato” non può essere considerata una semplice testimonianza ottocentesca.
Contiene un’intuizione politica che conserva una sorprendente modernità: la libertà dello Stato e quella della Chiesa non devono necessariamente escludersi, perché possono trovare proprio nella reciproca autonomia la condizione della loro piena espressione.
Ecco perché distinguere laicità e laicismo rimane essenziale. La laicità non combatte la fede: protegge la libertà. Non impone un pensiero: garantisce il pluralismo. Non cancella le differenze: permette loro di convivere.
Su questi temi il libro curato da Quaglieni offre l’occasione per tornare a discutere della storia italiana senza rinchiuderla nel passato. Dalla Questione romana ai Patti Lateranensi, fino alla Costituzione repubblicana, il rapporto fra Stato e Chiesa ha accompagnato le trasformazioni politiche e sociali del Paese.
La Repubblica ha poi affidato alla Costituzione un equilibrio tanto prezioso quanto delicato: riconoscere il fenomeno religioso senza subordinare lo Stato alla religione, tutelare la libertà delle confessioni senza rinunciare all’autonomia delle istituzioni.
La presentazione sarà aperta dall’indirizzo di saluto di Marcello Pera, presidente della Commissione Biblioteca e Archivio Storico del Senato. Interverranno Michele Canonica, presidente del Comitato di Roma della Società Dante Alighieri, e il Prof. Arch. Rocco Romeo, docente presso l’Università degli Studi Guglielmo Marconi, giornalista, scrittore e saggista. Modererà Anna Maria Croce, presidente del Circolo Culturale Madame de Staël. Concluderà Pier Franco Quaglieni, curatore del volume e presidente del Centro Pannunzio.
Ma il punto politico e culturale dell’incontro resta soprattutto uno: quale laicità vogliamo per l’Italia del XXI secolo?
In una società molto più plurale di quella conosciuta dai protagonisti del Risorgimento, la separazione delle sfere non basta più a esaurire il problema. Occorre costruire uno spazio pubblico nel quale identità, convinzioni e culture differenti possano confrontarsi senza che nessuna pretenda di diventare dominante.
È qui che la lezione della storia incontra il presente. Ed è qui che la laicità assume forse il suo significato più alto: non indifferenza verso i valori, ma libertà dei valori; non cancellazione delle identità, ma rispetto delle identità; non neutralità delle coscienze, ma neutralità delle istituzioni di fronte alle coscienze.
Da Cavour alla Repubblica, dunque, non c’è soltanto un percorso storico. C’è una domanda ancora aperta sull’Italia che siamo e su quella che vogliamo diventare.
Una domanda alla quale una democrazia autenticamente libera non può sottrarsi
Prof. Arch. Rocco Romeo
Docente presso l’Università degli Studi Guglielmo Marconi
Giornalista, Scrittore e Saggista