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PNRR, CERCASI RIMEDIO

Sul Pnrr si brancola nel buio. Convocata per oggi la nuova riunione della Cabina di regia a Palazzo Chigi. All’ordine del giorno l’informativa sulla terza relazione semestrale sul Piano nazionale di ripresa e resilienza e la revisione dello stesso, anche con riferimento alla modifica della quarta rata e all’inserimento del capitolo REPowerEU.

La riunione si terrà nel pomeriggio, mentre per questa mattina sono state convocate le parti sociali: prima i sindacati e poi Confindustria, Ance, Confedilizia, Ania e Abi. Il tempo stringe per la revisione del Piano e il governo preme per mantenere gli impegni e non buttare al vento una occasione unica per intervenire pensantemente e con risorse formidabili per quantità e condizioni nel tessuto profondo del territorio. Una due giorni di incontri per fare il punto con imprese e sindacati e tirare le fila sulla terza relazione, sulla quarta rata ma anche sul coordinamento dei progetti con i nuovi fondi del RepowerEu.

n assenza della premier, Giorgia Meloni, impegnata a Bruxelles, Raffaele Fitto ha chiamato a raccolta a Palazzo Chigi i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, tutti i ministri e tutti i segretari alla presidenza del Consiglio per incontrare le associazioni imprenditoriali ma anche le associazioni delle piccole imprese, gli artigiani, le cooperative e poi le organizzazioni sindacali.

Per lo sblocco della terza rata dei fondi del Pnrr Fitto si dice “ottimista e positivo. Il lavoro con la commissione europea va avanti”.

Due appuntamenti che si incroceranno con quelli parlamentari. Le commissioni Bilancio e Politiche europee di Camera e Senato ascoltano infatti sindacati, Comuni e Regioni, mentre mercoledì, proprio al termine della seconda cabina di regia, toccherà a Fitto riferire davanti a deputati e senatori. Il ministro farà il punto della situazione dopo la decisione presa la scorsa settimana di modificare dieci delle 27 misure previste dalla quarta rata del Recovery: dal progetto Cinecittà ai satelliti, dagli asili nido alle ferrovie.

Ma da Bruxelles ancora tutto tace anche sulla terza rata da 19 miliardi, in un’attesa che giorno dopo giorno, nonostante le ripetute rassicurazioni, si fa sempre più fremente.

Intanto dalla Svimez arriva una stima sulla crescita del Pil italiano del +1,1% nel 2023, con una crescita nel Mezzogiorno (+0,9%) di soli tre decimi di punto percentuale in meno rispetto al Centro-Nord (+1,2%). Queste previsioni si basano sull’ipotesi di un utilizzo parziale delle risorse del Pnrr. Con la piena efficienza del piano, il Pil del Sud potrebbe far segnare già nel 2023 una crescita superiore di circa 5 decimi (fino all’1,4%) e di circa 4 decimi nel Centro-Nord. In seguito, il contributo aggiuntivo del Pnrr tenderebbe ad aumentare più al Sud, fino a chiudere il divario di crescita con il Nord nel 2025.

 

Intanto un allarme arriva anche dalla Cgil con l’audizione del Segretario Landini alla Camera. “La situazione che emerge per il 2023 – ha sottolineato – è quantomeno preoccupante: il nostro paese  ha speso complessivamente 1,2 miliardi di euro dal 1 gennaio al 12 maggio 2023 su 33,8 miliardi programmati per l’anno in corso, ha cinque mesi e mezzo di tempo quindi per spendere ancora 32, 7 miliardi, una cifra notevole”.  Dalla Commissione europea, spiega Cgil, sono arrivati all’Italia “66,9 miliardi di euro, secondo l’ultima rilevazione disponibile sulla banca dati la spesa sostenuta ammonterebbe 26,26 miliardi di euro. Il dato non è confortante, evidenzia problematiche complesse che ne sono alla base.

Non serve a nessuno il rimpallo delle responsabilità, certamente non servono provvedimenti che riducono. invece di estendere, le funzioni di monitoraggio e di controllo del piano anche attraverso il ridimensionamento della funzione di organismi, quali la Corte dei conti che non favoriscono l’individuazione in tempo reale dei problemi e allontanano la loro soluzione. Ma il quadro si presenta problematico perché se alziamo lo sguardo e assumiamo a riferimento l’intero arco temporale del piano, il dato anno per anno, la situazione che emerge per il 2023, è quantomeno preoccupante”.