Quello partorito dal Governo è il classico topolino. Un decreto ad hoc per dare l’idea che sul caro carburanti il governo ha la situazione sotto controllo. Le misure adottate, come il monitoraggio dei prezzi che non sarà più settimanale ma giornaliero e l’introduzione dell’obbligo di esporre il prezzo alla pompa con sanzioni per chi non vi ottempera, sono solo palliativi. Il presidente del Consiglio se la è presa con la speculazione, colpevole a suo dire, di aver innescato una corsa al rialzo dei carburanti. Ha addirittura dato alla Guardia di Finanza il compito di controllare e scovare ove si annidino gli eccessi di rincaro. Ma non è così. È stato solamente deciso da parte dell’esecutivo di non finanziare ulteriormente lo sconto sui carburanti introdotto dal governo Draghi che permetteva di risparmiare sul pieno. Una parte di quello sconto era già stato limato dal primo dicembre. Ora dall’inizio del nuovo anno è stato abolito totalmente. Fortunatamente il prezzo del petrolio è in calo, mitigando così in parte il rialzo del costo. Infatti a gennaio diesel e benzina costano di più, ma l’incremento è inferiore al rialzo delle accise perché il prezzo industriale è diminuito. Insomma puntare il dito contro la speculazione è solo un modo per non assumersi la responsabilità di aver tagliato gli sconti. In poche parole il governo ha finanziato misure che riguardano pochi, vedi i condoni per esempio, oppure l’innalzamento della soglia della flat tax per le partite Iva, tagliando vantaggi previsti per tutti.
Una situazione che non piace neanche ai gestori pronti allo sciopero. Si è infatti tenuta oggi una riunione tra le tre sigle che rappresentano i gestori dei carburanti: Faib-Confesercenti, Fegica e Figisc-Confcommercio. Sul tavolo la richiesta di un incontro con il Governo per fare il punto dopo il decreto varato ieri. Si stanno valutano anche altre iniziative e tra queste anche uno sciopero dei benzinai a fine mese. Ma nulla è ancora deciso.
L’impostazione del governo non piace a tutti nel centrodestra. Insomma, il caso carburanti vede approcci e ricette diverse all’interno della maggioranza. Ma divisioni emergono anche sulle cause del problema stesso.
Il ministro Francesco Lollobrigida rivendica che nella manovra si è deciso di dirottare i miliardi dello scudo contro il caro carburanti verso misure a sostegno della crescita e di altri sostegni contro la povertà. Una linea questa condivisa in blocco da Fratelli d’Italia ma non da Forza Italia, dove monta la protesta. Il partito di Berlusconi ha deciso di partire in contropiede. Per Forza Italia infatti il problema non è causato dall’avidità dei concessionari ma dalle accise, il cui taglio, appunto, non è stato prorogato in manovra.
“Il governo – ha affermato in una nota il deputato dem Alessandro Zan – con il decreto di ieri scarica tutta la responsabilità sui benzinai, criminalizzando un’intera categoria. Famiglie, lavoratori e imprese continuano a pagare per la loro incompetenza”.
Le generiche accuse di speculazione sono smentite dagli stessi dati del Ministero dell’Ambiente e di Staffetta Quotidiana (Il portale che raccoglie notizie e documenti su tutte le fonti di energia) che non mostrano rialzi medi superiori all’aumento delle accise. In realtà i numeri di cui si dispone che provengono da un confronto tra gli ultimi giorni dell’anno scorso, quando ancora gli automobilisti godevano dello sconto di circa 18 centesimi al litro, e i primi del 2023 indicano un aumento medio in linea con il taglio del contributo pubblico. Negli ultimi 12 mesi i prezzi dei carburanti hanno conosciuto forti oscillazioni. È poi stato introdotto dal governo Draghi lo sconto sulle accise di oltre 30 centesimi al litro. Nel corso dei mesi fattori importanti come la riduzione delle quotazioni del greggio e il recupero dell’euro sul dollaro hanno permesso ai prezzi alla pompa di scendere. Fino alla fine dello sconto pubblico.