- Dalle ore 23.59 del 26 agosto inizierò un digiuno
Dopo averle provate tutte, mi vedo di nuovo costretto a intraprendere un digiuno nonviolento su questioni fondamentali che danno forza e contenuto alla parola democrazia: libertà di stampa, di espressione, di pensiero, di satira e diritto a poter conoscere per deliberare.
A partire dalle ore 23.59 di mercoledì 26 agosto, inizierò un digiuno per chiedere alla Presidente Ruggi di rendere pubbliche le ragioni del suo rifiuto a stigmatizzare – come pur avrebbe dovuto – le minacce, intimidazioni, calunnie, diffamazioni e ogni genere di insulti da me ricevuti.
In particolare, la Ruggi dovrebbe chiarirci cosa intendeva dire quando ha affermato che non sarebbe intervenuta perché il sottoscritto avrebbe – a suo dire – provocato gli aggressori. Una affermazione, a mio avviso, molto molto grave, che di fatto ha avallato la violenza e l’ha giustificata, facendo del sottoscritto un bersaglio mobile.
Io affermo che la Ruggi non ha ben chiaro il concetto di provocazione. Per me provocare significa provocare dibattito, confronto, riflessione, ecc. ecc. Non a caso, dopo gli interventi che ho fatto sull’Auxilium per evidenziare i conflitti d’interesse del suo fondatore e i singolari silenzi dello stesso sulla vicenda Iceberg e le sue parole non esattamente in linea con il suo operare, a Senise – e non solo a Senise – un’intera comunità sta riflettendo e discutendo sui miei interventi.
Signora Ruggi, seguendo il suo singolare metro di valutazione, lei avrebbe dovuto condannare la redazione di Charlie Hebdo perché aveva provocato i musulmani. La cosa, mi creda, non avrebbe giovato alla sua credibilità. A mio avviso, la Ruggi, con il suo silenzio sulle sopra citate vicende, ha violato la legge 63/1963 che istituì l’Ordine dei Giornalisti; la presidente non ha onorato il suo ruolo e le sue funzioni.
Digiuno, anche per chiedere al Consiglio Territoriale di Disciplina di esprimersi su questa brutta storia di silenzi fin troppo eloquenti, silenzi che parlano. Digiuno, una volta di più, per chiedere alla Rai di interrompere la vile censura esercitata – nonostante un chiaro intervento dell’Agcom – nei confronti di un radicato soggetto politico qual è l’Associazione Radicali Lucani. Digiuno, per ribadire a tutti, ad iniziare dal Consiglio Regionale dell’Ordine dei Giornalisti di Basilicata, che non può esserci democrazia quando viene reiteratamente e sistematicamente violato il diritto umano alla conoscenza. A tutti e a ciascuno, giornalisti, cittadini e politici chiedo di esprimere parole chiare su quanto ho brevemente esposto.
Maurizio Bolognetti
Giornalista freelance e segretario di Radicali Lucani