Economia italiana in frenata e l’Istat rivede le stime del Pil. Giù i consumi e gli investimenti. La performance è inferiore rispetto alla media europea. Nel secondo trimestre del 2023 il Prodotto interno lordo, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dello 0,4% rispetto al trimestre precedente ed è cresciuto dello 0,4% nei confronti del secondo trimestre del 2022. E’ quanto riferisce l’Istat. La stima completa dei conti economici trimestrali, si legge nella nota dell’istituto nazionale di statistica, conferma la flessione dell’economia italiana nel secondo trimestre dell’anno, lievemente più accentuata rispetto alla stima preliminare, che aveva fornito una riduzione dello 0,3%. La crescita tendenziale si attesta in flessione rispetto ai trimestri precedenti, con una revisione anche in questo caso al ribasso rispetto alla stima preliminare, che aveva registrato una crescita dello 0,6%.
In termini tendenziali, rispetto al +0,4% italiano, si è registrata una crescita del 2,6% negli Stati Uniti e dello 0,9% in Francia, mentre si registra una diminuzione dello 0,1% in Germania. Nel complesso, il Pil dei paesi dell’area euro è cresciuto dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dello 0,6% nel confronto con il secondo trimestre del 2022.
Cgil: pessime notizie per l’economia italiana
“La frenata del Pil nel secondo trimestre, rivista al ribasso dall’Istat (-0,4%, il peggior dato europeo), è una pessima notizia per l’economia italiana”. Lo afferma il segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari.
“La causa principale – spiega il dirigente sindacale – è la compressione della domanda interna. Conseguenza diretta anche delle scelte del Governo, che ha fatto poco o nulla per sostenere salari e redditi a fronte di un’inflazione che, pur in diminuzione, resta troppo alta, in particolare per quanto riguarda il carrello della spesa”.
“Se aggiungiamo un Pnrr sempre più impantanato e l’assenza di qualunque politica industriale, ci rendiamo immediatamente conto dell’inevitabilità di quanto sta accadendo. In questo contesto – prosegue Ferrari – il taglio delle misure contro la povertà, a partire dal reddito di cittadinanza, non solo acuisce una questione sociale già drammatica, ma risulterà controproducente anche per la stessa crescita del Paese. I toni trionfalistici con cui, fino a qualche settimana fa, si esaltavano i presunti primati dell’Italia, respingendo le richieste del sindacato, sono spazzati via dai dati di realtà”.
“A chi definiva quella del prossimo 7 ottobre in piazza san Giovanni a Roma una ‘manifestazione a priori’, pregiudiziale e infondata, rispondiamo che il momento di mobilitarsi per aumentare salari e pensioni, combattere precarietà e povertà, difendere il welfare, pretendere un fisco equo e progressivo è adesso”, conclude il segretario confederale.