Riparte il cantiere sulle pensioni, alla disperata ricerca di risorse. Dopo la pausa estiva le parti sociali, a cominciare dai sindacati, tornano a confrontarsi con l’Osservatorio sul monitoraggio della spesa previdenziale, l’organismo tecnico fortemente voluto dal ministro del Lavoro, Marina Calderone. Sul tavolo sono molti i nodi da sciogliere in vista della definizione della manovra autunnale: dal prolungamento di Quota 103 anche nel 2024 e dall’ampliamento del bacino dell’Ape sociale fino al nuovo restyling di Opzione donna. Il ministero dell’Economia ha già fatto capire che la dote a disposizione del capitolo previdenza sarà tutt’altro che robusta: probabilmente non più di 1-1,5 miliardi, al netto delle risorse da destinare all’indicizzazione degli assegni pensionistici, che saranno cospicue vista l’andatura ancora sostenuta dell’inflazione.
I sindacati dopo il primo incontro manifestano la loro delusione. “Continua il silenzio del Governo sulle pensioni” si legge in una nota della UIL. “Anche oggi al tavolo sui lavori gravosi e donne, il Governo non ha dato una sola indicazione su cosa intende fare. La Uil ha nuovamente chiesto di utilizzare l’elenco dei lavori gravosi come uno degli strumenti per realizzare una flessibilità di accesso alla pensione intorno a 62 anni. La Uil ha ribadito che bisogna ripristinare Opzione donna nella versione originale e renderla strutturale”.
Sullo stesso tenore la CGIL. “Oggi, in assenza della Ministra, abbiamo ribadito all’Osservatorio le nostre proposte su lavori gravosi e usuranti e sulle misure che riguardano le donne. Noi continuiamo a fare la nostra parte ma, anche sulla previdenza, non si può dire lo stesso della Ministra e del Governo”. È quanto dichiara la segretaria confederale della Cgil Lara Ghiglione. La dirigente sindacale specifica che “abbiamo chiesto di allargare la platea dei lavori gravosi, anche attraverso un unico elenco, estendendo quella attualmente prevista per l’Ape Sociale, anche per i precoci. Inoltre, abbiamo chiesto di aprire una riflessione sulla misura delle prestazioni, non solo sul diritto, per evitare penalizzazioni economiche sui trattamenti pensionistici”.
Sugli usuranti “è necessario estendere il riconoscimento ad altri settori e professioni lavorative, rivendendo l’attuale meccanismo di riconoscimento del Lavoro Notturno”. Per le donne poi, prosegue, “occorre individuare criteri che diano risposte alle carriere discontinue e ai bassi salari anche attraverso il riconoscimento del lavoro di cura, in modo da garantire l’accesso senza penalizzazioni, e ripristinare opzione donna con i requisiti previgenti”.
Ghiglione conclude ribadendo che “resta il problema del metodo. Nessun riscontro, solo indiscrezioni giornalistiche che rivelano che tutti gli impegni assunti in campagna elettorale, a partire dai famosi 41 anni di servizio come criterio di accesso alla pensione, sono slogan per acquisire voti. Per questo – aggiunge infine – la previdenza rimane un’importante prerogativa della nostra mobilitazione, a partire dalla manifestazione del 7 ottobre a Roma”.