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GREEN SCHOOL

Lunedì inizia il nuovo anno scolastico in buona parte d’Italia, l’ennesimo in cui si cercherà di tenere sotto controllo la pandemia da coronavirus ed evitare il ritorno alla didattica a distanza (Dad).
Con questo chiaro intento, nella giornata di ieri il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge recante “Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza da COVID-19 in ambito scolastico, della formazione superiore e socio sanitario-assistenziale”, che estende l’obbligo della certificazione verde ai lavoratori delle Rsa ma anche a tutti coloro i quali entrano nelle scuole e nelle università.

 

Le nuove misure

L’obbligo del green pass era già stato previsto, nonostante le molte polemiche, per l’intero personale scolastico e universitario, ma con il ritorno degli studenti nei banchi e fino al 31 dicembre 2021 (termine di cessazione dello stato d’emergenza) dovrà essere fornito di green pass «chiunque accede a tutte le strutture delle istituzioni scolastiche, educative e formative».
Nello stesso tempo, vengono esclusi dall’obbligo «i bambini, gli alunni, gli studenti e i frequentanti i sistemi regionali di formazione, ad eccezione di coloro che prendono parte ai percorsi formativi degli Istituti tecnici superiori». Inoltre, le misure contenute nel Dl non troveranno operatività nei confronti dei soggetti esentati dalla campagna vaccinale, in base ad idonea certificazione sanitaria rilasciata.
Rimane, come previsto dal protocollo di sicurezza, l’obbligo di indossare la mascherina.
In altri termini, per accedere nelle università e negli istituti scolastici occorrerà mostrare il certificato che attesta di aver fatto la vaccinazione anti COVID-19, o di esserne guariti negli ultimi sei mesi o di essersi sottoposti ad un tampone con esito negativo nelle 48 ore precedenti. Questo obbligo riguarda i docenti, il personale che lavora nelle strutture, compresi i dipendenti delle ditte esterne ma anche i genitori che accompagnano i figli, prendono parte ai colloqui e alle riunioni con gli insegnanti.
Il controllo sul rispetto della normativa viene attribuito in capo ai presidi, tuttavia nel decreto è previsto che «nel caso in cui l’accesso alle strutture sia motivato da ragioni di servizio o di lavoro, la verifica sul rispetto delle prescrizioni deve essere effettuata anche dai rispettivi datori di lavoro».
Per le verifiche, a partire da lunedì 13 settembre, verrà utilizzata una piattaforma nazionale, nata grazie alla collaborazione tra il Ministero dell’Istruzione e il Ministero della Salute, che permetterà ai dirigenti scolastici o ai loro delegati di poter controllare, con cadenza quotidiana, lo stato del green pass dei dipendenti scolastici.
Per quel che riguarda le sanzioni, per il personale, l’essere sprovvisti di green pass viene considerata assenza ingiustificata che, dal quinto giorno, comporta la sospensione del lavoro senza retribuzione né altro compenso.
Per i genitori e tutti i lavoratori esterni alla scuola, la mancanza di certificazione verde, comporta una multa che può variare da un minimo di 400 euro ad un massimo di 1000 euro.

 

Le reazioni e i problemi irrisolti

 

Dopo l’approvazione del decreto legge, non sono mancate le reazioni del mondo scolastico.
Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, intervistato a Omnibus su La7 ha definito “una misura ragionevole” l’estensione del green pass anche ai genitori degli studenti. Nello stesso tempo ha evidenziato “gli enormi problemi in capo alle scuole per i controlli. Si creeranno code all’esterno e all’interno delle scuole con il rischio di creare assembramenti. Non si possono fare paragoni- conclude Giannelli- con le stazioni o i ristoranti perché, in questi casi, non entrano tutti allo stesso minuto come avviene nelle scuole, con le relative difficolta a organizzare ingressi scaglionati”.
Il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi ha replicato: «L’assembramento non c’è, i genitori hanno sempre portato i figli alle porte della scuola. La sigla sindacale dei presidi segnala ancora una volta problemi che ci segnalano da aprile. Credo che alla base ci sia un principio fondamentale: i grandi tutelano i piccoli. Questo è quello che stiamo facendo da sempre. Il genitore che deve entrare a scuola per parlare con un insegnante, lo farà nella tutela di tutti. È quello che stiamo facendo e che abbiamo sempre fatto».

Un altro punto critico attiene alle “classi pollaio”, ovvero quelle con una eccessiva presenza di studenti.
Come riporta un’indagine realizzata da “Tuttoscuola”, sono quasi 14mila le classi soprannumerarie che vanno da 27 fino ad un numero impressionante di 40 alunni.
Sul tema, il 7 settembre Bianchi, in audizione in commissione Istruzione alla Camera, ha spiegato il difficile rapporto di sinergia con gli enti locali che, stando alle parole del ministro, stenta a realizzarsi: «Abbiamo dato 270 milioni agli enti locali per l’edilizia leggera. Sono loro i gestori delle scuole. Noi al ministero abbiamo avviato un gruppo di lavoro su questa tema. Va detto con chiarezza: dobbiamo ridisegnare gli spazi».
Risponde a queste considerazioni, Giannelli dell’Associazione nazionale presidi: «le strutture non sono adeguate da sempre, ci sono i problemi delle cosiddette classi pollaio e la situazione sul fronte dei locali è sostanzialmente identica rispetto al settembre scorso».
Un’altra proposta che si tende a non affrontare è relativa all’idea di scaglionare le entrate scolastiche tra le 8 del mattino e le 10 per decongestionare il trasporto pubblico.
La difficolta di prevenire gli inesistenti distanziamenti nei mezzi pubblici delle grandi citta, s’intreccia con le modalità di reclutamento del personale docente, dopo il caos prodotto dall’algoritmo Gps scuola.
Le cattedre assegnate in questi giorni potrebbero essere stravolte da una valanga di ricorsi che già si profilano all’orizzonte, da parte di tutti quei docenti che si vedono penalizzati dalle incongruenze delle assegnazioni. Cosi come, sullo sfondo, permane la precarietà lavorativa e, per certi versi, esistenziale, a cui sono costretti migliaia di docenti.
Alla luce delle criticità, il titolare del dicastero dell’Istruzione si è detto comunque ottimista: «la ripresa della scuola è una grande sfida che ha aperto la via all’obbligo vaccinale. Intanto seguiamo le norme che abbiamo e che tutto il Paese sta già osservando». Bianchi si aspetta l’apertura di una profonda riflessione su cosa voglia dire pensare alla scuola, intesa come il centro propulsore di una intera comunità. Il comparto scuola deve essere accompagnato, in ogni programma di riforma, da sufficienti investimenti e da una progettualità lunga che manca da troppo tempo.

 

Paolo D’Aleo