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IL PASSATO CHE TORNA

Foto wikipedia - Di Vlad Lesnov, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=52990589

Se non fosse una cosa seria verrebbe da riderci. Da una parte la probabile candidata primo ministro Giorgia Meloni continua a sottolineare, o forse a invocare, un governo di alto profilo e dall’altro una partenza di legislatura che di alto non ha proprio nulla. L’alto profilo non lo si ottiene con gli annunci ma con le persone giuste e di spessore. L’elezione delle presidenze delle Camere non sembrano aver seguito questo principio. La seconda carica dello Stato ricoperta da un ex missino, fedelissimo della Meloni, uno che tutto è tranne che uomo al di sopra delle parti. Alla terza carica invece, alla quarta votazione, è stato eletto un ultraconservatore, Lorenzo Fontana, noto per le sue posizioni anti-abortiste, anti-diritti civili e pro Putin. Il centrodestra ha così votato compatto per il candidato leghista, che ha superato i 201 voti necessari. Resta a bocca asciutta, almeno per ora, Forza Italia, inascoltata nelle sue richieste. La maggioranza uscita dalle urne, dopo aver manifestato visioni opposte sui programmi, ora è divisa anche sulle poltrone, mentre lo scontro per i posti di governo è solo all’inizio.

“Un ex missino e un antiabortista amante di Putin ai vertici dello Stato, le stesse poltrone dove si sono seduti Pertini e Spadolini. Proprio vero: in Italia il passato non passa mai” è il commento amaro di Riccardo Nencini.

Per l’elezione di Fontana “il primo a festeggiare è Vladimir Putin, alla faccia della tanto sbandierata continuità e della presunta svolta moderata raccontata da alcuni commentatori”. Lo affermano fonti del Pd, sottolineando che “la verità è che tra ieri e oggi si è consumato un ulteriore inquietante slittamento a destra.

Durante i lavori per la votazione è apparso uno striscione, prontamente rimosso dai commessi, “Una mia idea” ha ammesso successivamente il dem Alessandro Zan (Pd). “Quello dello striscione è stata una mia idea, dopo tantissime sollecitazioni che ho ricevuto tramite telefonate, mail, messaggi sui social da persone che non si arrendevano al fatto che venisse eletto un presidente con questo profilo così estremista. Ho comunicato l’idea al mio partito e ho coinvolto i parlamentari che erano vicini a me, ma insomma tutto il partito lo sapeva e ha condiviso questa iniziativa”. Così Alessandro Zan, che insieme ad altri deputati del Pd ha esposto oggi in aula, durante la quarta votazione per il presidente della Camera che ha visto eletto Lorenzo Fontana, lo striscione “No a un presidente omofobo e pro Putin”. E il segretario Dem Letta ha aggiunto: “Siamo convintamente ancora di più all’opposizione dopo la scelta che la maggioranza ha fatto oggi”. Molto duro anche Carlo Calenda che ha parlato di “profili molto divisivi e assolutamente inaccettabili”