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L’AMICO DI PUTIN

Alle elezioni presidenziali in Russia Vladimir Putin ottiene quasi il 90% dei voti. Un plebiscito che non sorprende. Il presidente è al potere da 24 anni. Era scontato perché da tempo le elezioni in Russia non sono libere e non rispettano nessuna garanzia democratica. Non esiste una vera opposizione e il voto è avvenuto in un clima in cui ogni minimo dissenso nei confronti del presidente è stato sistematicamente represso. Oltre a Putin erano presenti sulle schede tre candidati “di facciata”, usati dal regime per dare al sistema una parvenza di democraticità.

 

“Quando un popolo vota ha sempre ragione”. Per Matteo Salvini le elezioni in Russia si sono svolte in un clima democratico. E’ forse l’unico a pensarla così. Nel centrodestra, Fratelli d’Italia si affida a Edmondo Cirielli, che ha parole diametralmente opposte al collega di coalizione. “Spaventa – dice il viceministro degli Esteri e della cooperazione, Cirielli – vedere larga accondiscenda a dittature”. E anche in Forza Italia, il pensiero è distante mille anni luce da quello di Salvini: “Quella di Putin – spiega Deborah Bergamini, vicecapogruppo di Forza Italia alla Camera e  responsabile Esteri del partito – è la cronaca di una vittoria annunciata, perché sono mancati due principi essenziali e imprescindibili, la democrazia e la libertà. Noi siamo al fianco del popolo russo che merita altro, merita di poter esprimere liberamente il proprio diritto al voto, di avere elezioni libere, democratiche e di poter esercitare anche il proprio dissenso. Anche per questo l’Europa deve essere unita e parlare con una voce sola”.

 

Una sola voce, che evidentemente non c’è nel gruppo di maggioranza se Salvini continua a far finta di non capire che, quella di Putin, è una vera e propria dittatura stigmatizzata da più parti. Per il capo della diplomazia europee, Josep Borrell, “l’Unione europea si rammarica della decisione delle autorità russe di non invitare osservatori dell’Osce/Odihr alle sue elezioni. Ciò è contrario agli impegni assunti dalla Russia presso l’Osce e ha negato agli elettori e alle istituzioni russe una valutazione imparziale e indipendente di queste elezioni. L’Unione europea condanna fermamente lo svolgimento illegale delle cosiddette “elezioni” nei territori dell’Ucraina temporaneamente occupati dalla Russia: Repubblica autonoma di Crimea e città di Sebastopoli, nonché in alcune parti di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e nelle regioni di Kherson. Le cosiddette “elezioni” in questi territori rappresentano l’ennesima violazione manifesta da parte della Russia del diritto internazionale, inclusa la Carta delle Nazioni Unite, e dell’indipendenza, sovranità e integrità territoriale dell’Ucraina”. Per Borrell, inoltre, “le elezioni si sono svolte in uno spazio politico sempre più ristretto, che ha provocato un aumento allarmante delle violazioni dei diritti civili e politici, ha impedito la candidatura di molti candidati, compresi tutti quelli contrari alla guerra illegale di aggressione della Russia, ha privato gli elettori russi di una possibilità di scelta reale e ha limitato fortemente il loro accesso a informazioni accurate”.

 

Il segretario nazionale Enzo Maraio: “Il Ministro Salvini “dimentica” di dire che in Russia tutti gli oppositori o vengono carcerati o vengono uccisi, che tutti i media indipendenti sono stati chiusi e non si può esprimere liberamente il proprio dissenso. È a tutti gli effetti un regime e Salvini dovrebbe iniziare a pesare le parole.

Cosa ne pensa Giorgia Meloni?”

 

Per il il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares Bueno le elezioni presidenziali “si sono svolte con un processo molto lontano, per dirla diplomaticamente, da quelle che consideriamo nell’Ue elezioni democratiche. Non riconosciamo nessuna legittimità” alle sedicenti elezioni tenute “nei territori occupati in Ucraina”, dalle quali “non può derivare alcun diritto”, conclude.