Alla fine Matteo Salvini esulta. In un tweet mette in fila le cose ottenute dal Governo in fatto di “sicurezza” dal Consiglio dei ministri che, per l’occasione, si è tenuto a Cutro. “Più CPR quindi più espulsioni” scrive il leader del carroccio, “più controlli nei centri immigrati quindi meno sprechi. Più controlli sulle protezioni, quindi meno truffe. Da Cutro, una risposta decisa e unitaria del governo contro delinquenti e trafficanti di essere umani”. Il premier era arrivata ieri per dare un segnale “simbolico” ma anche “concreto” dopo la tragedia dello scorso 26 febbraio che è costata la vita ad almeno 72 migranti davanti alle coste calabresi. Ed è stata accolta da una città blindata e da feroci contestazioni.
Meloni, nella sede del municipio di Cutro, ha difeso il ministro Matteo Piantedosi, al centro delle polemiche di questi giorni, perché nella situazione di Cutro, ribadisce, non si poteva “fare di più”. E torna a scaldarsi di fronte a chi, a suo parere, starebbe invece accusando il governo di avere deliberatamente lasciato morire in mare i migranti. “In questo momento – ha sottolineato ripetendo le parole di Matteo Salvini – ci sono 20 imbarcazioni che qualcuno sta soccorrendo in acque italiane”, quindi “non accetto ricostruzioni” che lascino intendere che l’esecutivo si sia “girato dall’altra parte”.
Dopo gli scossoni dei giorni scorsi, con Berlusconi e Salvini in pressing sulla leader di Fratelli d’Italia; ieri in Calabria, il governo è sembrato compatto. Via libera unanime al decreto e nessuna distanza di vedute. Salvini visibilmente soddisfatto perché il nuovo provvedimento contiene “diverse delle proposte della Lega”. Negli ultimi giorni, nonostante le versioni ufficiali di piena sintonia, si erano registrate tensioni, testimoniate anche dall’attivismo leghista in commissione. E la mattinata era iniziata con un pre-consiglio in cui molto si era discusso, raccontano, sulla proposta contenuta nelle prime bozze del decreto di un “potenziamento della sorveglianza marittima”, con un ruolo preminente della marina militare. Senza venirne a capo. Notizia “priva di fondamento” si era affrettato a dire il ministro della Difesa Guido Crosetto. Ma proprio dal suo dicastero, nella ricostruzione della stessa premier, era arrivata la proposta – mal digerita dagli alleati leghisti ma anche dai ministri di Fi: la proposta, ha spiegato la Meloni in conferenza stampa “è stata ritirata dal ministro Crosetto almeno per due ragioni: primo, perché il nostro sistema funziona e, poi, perché c’è un precedente non proprio fortunato che è quello di Mare Nostrum…”.
Dal testo esce quindi una revisione del sistema di coordinamento degli interventi in mare ed entra la stretta sulla protezione speciale. Arriva un inasprimento del carcere per chi provoca la morte dei migranti, un reato, ha precisato Giorgia Meloni, che il governo considera “universale” e che servirà a colpire non solo chi sta sui barconi ma anche i trafficanti: “Vogliamo cercare gli scafisti” assicura. Questo tentativo sarà attuato grazie ad “accordi bilateri con i paesi in cui la tratta viene organizzata”. La contropartita saranno “maggiori flussi legali”, “cooperazione e investimenti in quelle nazioni che più collaborano alla lotta alla tratta internazionale”. Che sarà perseguita anche con una “campagna di comunicazione nei paesi di origine per spiegare quanto sia diversa la realtà da quella che raccontano i criminali. Questi paesi “che ci aiutano avranno quote privilegiate” per l’ingresso in Italia. Il tutto in attesa che anche l’Europa batta un colpo, che dal prossimo Consiglio europeo arrivino “passi concreti” che certifichino che “non accettiamo la tratta delle persone nel terzo millennio”.