Per la Pasquetta, nonostante la pioggia, ho deciso di visitare uno dei paesi annoverati tra i borghi più belli d’Italia, Monteverde. Bisogna salire dalla valle dell’Ofanto, lasciandosi appunto la strada Ofantina che unisce il casello stradale di Candela a Eboli.
Si sale dunque, fino a 740 metri di altitudine e nonostante la nebbiolina appare oltre la valle la faggeta e i castagneti di Monticchio.
In quei boschi la nutrice di Quinto Orazio Flacco, Pellia quasi dimenticò il piccolo sotto un castagno. Il poeta ricorda che fu la mano degli dei a salvarlo da orsi e serpenti.
Parcheggio in piazza delle Fontane, a due passi dal Municipio e attendo con curiosità l’accento campano del vigile a cui chiedo di indicarmi il ristorante del Giardino. Siamo in provincia di Avellino, un’area dell’Irpinia offesa frequentemente dai terremoti ma lontana dalle aree dominate dalla camorra. Goffredo Pizza, un caro amico che incontro in ristorante è rimasto qui a difendere la vita del borgo. E’ un medico e a suo dire il paese sta subendo la moria propria di tutti i borghi collinari.
La fuga dei giovani prosegue spaventosa, al punto che il paese conta oggi appena settecento abitanti.
Nonostante la pioggia decidiamo di visitare il castello aragonese, ma camminando sotto gli ombrelli Goffredo mi racconta che data la silenziosità del posto, lo scarso disturbo che arrecano i cittadini e l’assenza delle pale eoliche che invece popolano la valle, il luogo è scelto da decenni dalla cicogna nera. Un uccello schivo che dal sommo dei tetti osserva le vacche podoliche in transumanza dai prati del Pisciolo verso i boschi di Montella.
Qui siamo nella Comunità Montana dell’Alta Irpinia, sospesa tra la foresta Zampaglione e il lago artificiale di San Pietro. Hanno ragione coloro che hanno eletto il paese uno dei borghi più belli d’Italia.
Ci arrampichiamo tra le stradine incassate tra i bugnati di arenaria e saliamo fino al castello. Edificato su antiche fondamenta longobarde è una straordinaria fortezza racchiusa in quattro torrioni cilindrici realizzati in età aragonese. Fu feudo del Guiscardo, degli Orsini e dei baroni di Sangermano, imparentati con gli Araneo di Melfi, un paese che riusciamo a vedere da questa altitudine, svettante oltre la valle dell’Ofanto e aggrappato ai primi contrafforti del Vulture.
Sul sagrato della chiesa di sant’Antonio un sacerdote saluta il medico, sta chiudendo la chiesa ma trova il tempo di scambiare un’opinione con noi sulla primavera che fatica ad arrivare e sulla follia delle stagioni.
Qui, nel corso principale, mi spiega Goffredo, il giovanissimo Mario Draghi veniva di frequente a far visita ai nonni. Sua madre, Gilda Mancini era nata proprio qui e lavorava presso la farmacia di famiglia, prima di sposare un bancario padovano e volare a Roma.
Oggi è il genius loci, lo aspettano come un santo ma dappertutto si vocifera che tornerà al paese il giorno in cui lo eleggeranno Presidente della Repubblica.
Monteverde