Lombardia

Oltre l’apparenza

Le elezioni regionali lombarde contengono, per la sinistra, almeno due importanti elementi di novità: il primo, le tre forze che si riconoscono nel socialismo europeo, ovvero PD, PSI e Art. Uno, corrono nella stessa lista, omogenea a quella presentata alle elezioni politiche, con la denominazione “Lombardia Democratica e Progressista”. L’elemento di novità è duplice, e tutto politico: il primo aspetto consiste nell’affermazione che la scelta fatta per il Parlamento con la lista Italia Democratica e Progressista, a prescindere dal risultato tutt’altro che esaltante, era una scelta giusta e strategica; e si enfatizza la cifra del socialismo europeo inserendo nel contrassegno elettorale (a differenza di quanto si era fatto alle politiche, sbagliando) il simbolo del Partito Socialista Europeo. Il secondo aspetto, per la prima volta, dopo diverse consultazioni elettorali regionali, il candidato presidente del centrosinistra dichiara, senza lasciare spazi al ripensamento, che in caso di mancata elezione a presidente resterà nel consiglio regionale a guidare un’opposizione seria e capace, organizzata e non estemporanea. In altre parole, guiderà il lavoro indispensabile per costruire un’alternativa più forte e vincente al prossimo turno.
Sembrano ovvietà, e se si pensa a cosa è stato negli ultimi anni, che l’opposizione assuma un carattere non velleitario e individui una leadership forte, stabile e duratura, ancorandosi a una base teorica altrettanto forte e duratura, come quella del socialismo europeo, rappresenta una novità assoluta, e promettente. È una novità figlia, anche, del contributo dei socialisti: noi abbiamo posto con vigore al tavolo del centrosinistra lombardo il tema della ricerca di una candidatura capace di costruire anche l’opposizione se non si vince; e noi, soprattutto noi, abbiamo convinto i compagni del Partito Democratico e di Articolo Uno, della necessità storica e politica di qualificare la proposta comune come fortemente ancorata al Socialismo Europeo, nella regione e nel capoluogo più europei d’Italia. Non è stato solo un’occhiolino alla vocazione europea del territorio; è stato rimarcare una decisa scelta ideale, la qualificazione del tessuto comune alle forze politiche che hanno indicato i loro candidati nella lista Lombardia Democratica e Progressista. Un tessuto comune che, nell’adottare come riferimento il socialismo europeo, impegna tutti noi alla prospettiva di una nuova socialdemocrazia italiana.
La lista Lombardia Democratica e Progressista rappresenta, per il partiti che l’hanno promossa, una mossa del cavallo: occupiamo una casella che, in caso di vittoria, nella quale crediamo per la qualità delle nostre proposte e per l’assurdità della ricandidatura del presidente di regione che porta la responsabilità dei cortei di camion militari, ci permetterà di dare alla Regione un governo profondamente diverso, nella sanità, nei trasporti, nel lavoro, nella scuola. Ma dalla stessa posizione, se non dovessimo vincere, potremo muovere verso un lavoro politico di opposizione su cui costruire la prossima vittoria.
Un’opposizione di persone che si riconoscono nel socialismo europeo per costruire una vittoria socialista.