Prima Pagina

PROROGHE E PROTESTE

MANIFESTAZIONE PROTESTA PRESIDIO DEGLI AGRICOLTORI

Le proteste degli agricoltori sono arrivate forte a Bruxelles dove la Commissione Europea ha deciso una serie di proroghe che vanno incontro alle loro richieste. Prolungata la deroga alla regola della PAC che impone di destinare il 4% dei terreni a riposo per accedere agli aiuti, una norma pensata per la sostenibilità ambientale ma molto contestata da chi deve lasciare improduttivi i propri campi.
La Commissione ha anche proposto di rafforzare per un anno la sospensione dei dazi, malvista soprattutto dai coltivatori di cereali,  ma al tempo stesso viene aumentata la protezione dei prodotti agricoli comunitari rispetto alle importazioni di alcuni prodotti dell’Ucraina, con un meccanismo rafforzato di salvaguardia.
La presidente della Commissione europea, Von der Leyen, ha affermato: “Continueremo a dialogare con i nostri agricoltori”. Una affermazione che dice tutto e niente.
I trattori hanno bloccato la capitale belga che ospita l’incontro tra i leader dei 27.
Il presidente Francese Macron ha promesso di portare ai tavoli di discussione le ragioni di chi protesta, un braccio di ferro per modificare l’accordo con i paesi latinoamericani del mecosur, grandi produttori agricoli che potrebbero penalizzare gli europei.
Le proteste in Francia intanto continuano, come nel resto dell’Europa con l’aggiunta  della Spagna.
In Italia, mobilitazioni in Piemonte, Sardegna, Lazio, Calabria, Toscana, Lombardia. A Verona il ministro Lollobrigida ha incontrato i manifestanti.
Il carosello dei trattori rallenta la viabilità, a turno si passa la notte nel campo base, almeno fino a sabato.
Nel giorno del vertice straordinario dei 27 a Bruxelles, mille trattori e macchine agricole sono giunti sotto la sede dell’Unione europea creando difficoltà di accesso nella capitale anche ai capi di Stato e di governo.  I manifestanti hanno appiccato alcuni roghi con legna e pneumatici. Molte le esplosioni di petardi. La polizia usa gli idranti per spegnere i falò.
La premier estone, Kaja Kallas, è arrivata a piedi all’Europa Building commentando ai giornalisti: “E’ stato un po’ difficile entrare”.
Il grosso dei manifestanti è arrivato dal Belgio per protestare contro le scelte del Green Deal europeo. Nello specifico, il settore agricolo ha sempre guardato con sospetto le politiche dell’Ue che, secondo loro, finiranno per danneggiare il loro lavoro. Poco gradite, per esempio, le misure da cinquantacinque miliardi di euro introdotte per rinnovare e rendere più sostenibile la Politica Agricola Comune. Quindi, l’obbligo delle rotazioni delle colture, per permettere ai terreni di riposare, l’obbligo di ridurre l’uso di fertilizzanti di almeno il 20%. Tutti questi provvedimenti potrebbero far diventare il settore agricolo meno competitivo. Senza contare l’aumento del costo delle materie prime e del prezzo del gasolio agricolo, i salari bassi, la concorrenza sleale dei prodotti internazionali non conformi alle normative dell’Unione Europea.
Gli agricoltori hanno abbattuto una delle sculture storiche presenti a Place du Luxembourg, risalente al 1872, davanti alla sede del Parlamento europeo. La statua fa parte del complesso monumentale John Cockerill, in memoria del pioniere dell’industria siderurgica e della ferrovia in Belgio. La statua giace ora a terra sul prato al centro della piazza, circondata da nuovi roghi appiccati dagli agricoltori e alimentanti con legna e pneumatici.
Su un’altra statua del monumento è stato affisso il cartello: ‘People of Europe, say no to despotism’ (‘Popoli d’Europa, dite no al dispotismo’).
Bruxelles s’è risvegliata in ostaggio della protesta degli agricoltori, con oltre mille mezzi a bloccare diverse strade, in particolare proprio in prossimità del quartiere europeo, dove sono arrivati i leader per il Consiglio europeo straordinario.
Il premier belga Alexander De Croo, presidente di turno dell’Ue, ammette: “Le preoccupazioni degli agricoltori sono legittime. Dobbiamo discutere in Consiglio di questo argomento. La transizione climatica è una priorità fondamentale per le nostre società. Gli agricoltori hanno compiuto sforzi incredibili negli ultimi anni, si sono adattati ai nuovi standard che abbiamo, abbiamo ancora molta strada da fare e dobbiamo assicurarci che possano essere parte della discussione, ottenere il giusto prezzo per i prodotti di alta qualità che forniscono. Dobbiamo anche assicurarci che il carico amministrativo che hanno rimanga ragionevole”.
Nel mirino però non c’è solo il Green Deal, tra le motivazioni della protesta, anche la Guerra in Ucraina che incide sull’importazione di prodotti agricoli, soprattutto cereali, a prezzi più bassi. Gli agricoltori denunciano che produrre alcuni prodotti in Ucraina, come il pollo, costa la metà che in alcuni Paesi europei, tra cui la Francia. Secondo gli agricoltori, non è una partita equa: le aziende agricole ucraine media misurano circa mille ettari; gli equivalenti europei solo 41.
Gli agricoltori francesi hanno occupato con i loro trattori lunghi tratti di autostrada verso Parigi, con l’obiettivo di bloccare l’accesso alla capitale. Sostengono di non essere pagati abbastanza e di dover rispettare un’eccessiva regolamentazione in materia di protezione ambientale. Alcune delle loro preoccupazioni sono condivise dai produttori del resto dell’UE, come l’aumento del costo del gasolio agricolo, i ritardi nel pagamento dei sussidi UE, la concorrenza delle importazioni più economiche e le norme ambientali. Altre sono invece di carattere nazionale, come l’aumento della burocrazia. Le proposte fatte finora dal neo premier Gabriel Attal non sono bastate a placare il malcontento.
E’ stata la Germania il paese in cui sono iniziate le proteste, che hanno avuto un carattere principalmente nazionale: gli agricoltori sono arrabbiati per la graduale eliminazione delle agevolazioni fiscali sul gasolio agricolo nel tentativo di pareggiare il bilancio 2024, una mossa che ritengono li porterebbe alla bancarotta. A inizio anno, Berlino si è quasi fermata quando uno dei suoi viali centrali è stato bloccato da camion e trattori.
Il malcontento è arrivato anche in Italia: martedì centinaia di agricoltori sono arrivati da tutta Lombardia a Melegnano, dando il via a un presidio che durerà 5 giorni e 5 notti. Le proteste aumentano anche in Sardegna e in Toscana. Gli agricoltori chiedono più tutela del Made in Italy, e si oppongono all’aumento del prezzo del gasolio. Ma non solo, nel mirino i prodotti OGM che entrano nel mercato con caratteristiche più performanti e spiazzano gli agricoltori, costretti a produrre l’Ogm free a costi più alti che non vengono riconosciuti dai prezzi. La protesta è anche contro l’atteggiamento delle tradizionali organizzazioni del settore.
Danilo Calvani, leader del Comitato Agricoltori Traditi, ha detto: “Siamo apolitici, non siamo schierati con nessuno altrimenti fallisce tutto. La nostra è una battaglia agricola”. Nel frattempo le manifestazioni si stanno spargendo a macchia d’olio nel nostro paese, Ci sono stati dei blocchi sulla statale 106, a Orte, in Val di Chiana, Avellino e a Novara dove si sono dati appuntamento 200 trattori con slogan come: “no farmers no food”;  “senza agricoltura niente cibo e niente futuro”; “coltiviamo il nostro e vostro futuro”. Non sono mancati anche gli avvisi funerari che annunciano la morte dell’agricoltura. Tra i temi sollevati, soprattutto dai novaresi, molti dei quali hanno le proprie aziende nelle campagne immediatamente a ridosso del centro abitato, anche quello del consumo di suolo: “Si costruiscono in continuazione aree logistiche portando via terreno fertile all’agricoltura”. Anche interventi apparentemente ecologici sono considerati nemici.
In piazza a Bruxelles anche la Coldiretti assieme al presidente Ettore Prandini che ha commentato: “Oggi siamo in Europa perché è il luogo in cui dobbiamo cambiare le regole che purtroppo hanno messo in difficoltà le nostre imprese agricole negli ultimi decenni. È la giornata giusta per iniziare a dare una prima risposta significativa su ciò che interessa ai nostri agricoltori: basta livelli di burocrazia insopportabili, basta regole che stridono notevolmente con quello che dovrebbe essere fatto per aumentare la capacità produttiva”.
La manifestazione è indetta in occasione del Vertice europeo straordinario sul bilancio dell’Ue, al quale partecipa anche il premier Giorgia Meloni, in cui la Commissione europea presenterà la proposta per la deroga alle norme Ue sull’obbligo di mantenere i terreni incolti previsto dalla Politica agricola comune (Pac).
La proposta della Commissione, inviata oggi agli Stati membri che la voteranno in una riunione di commissione, fornisce una prima risposta politica concreta per affrontare le preoccupazioni sul reddito degli agricoltori.
Per ricevere il sostegno della Pac a cui hanno diritto, gli agricoltori devono rispettare una serie rafforzata di nove standard benefici per l’ambiente e il clima, secondo le indicazioni della Commissione europea. Questo principio di condizionalità si applica a quasi il 90% della superficie agricola utilizzata nell’Ue e svolge un ruolo importante nell’integrazione delle pratiche agricole sostenibili. Questo insieme di standard di base è denominato Gaec, dall’acronimo in inglese per “buone condizioni agricole e ambientali”. Lo standard Gaec 8 richiede, tra le altre cose, di dedicare una quota minima di terreno coltivabile ad aree o caratteristiche non produttive. Quest’ultimo si riferisce tipicamente a terreni incolti ma anche ad elementi quali siepi o alberi. Le aziende agricole con meno di dieci ettari di terreno coltivabile sono generalmente esentate da tale obbligo. Oggi la Commissione offre la possibilità a tutti gli agricoltori dell’Ue di essere esentati da questo requisito e di continuare ad avere diritto al pagamento diretto di base della Pac. Tutto sta a vedere se gli agricoltori, anche italiani, accetteranno questo tentativo di cambio di rotta.
Gli organizzatori della protesta spiegano: “Non siamo contro i governi nazionali. Le nostre problematiche sono soprattutto legate alle decisioni di Bruxelles”. E a ben vedere tra le richieste di chi sta scendendo in strada, un’onda che sembra ormai inarrestabile e che è arrivata anche in Italia, ci sono le linee d’indirizzo comunitarie di cui l’Ue ha fatto la propria bandiera negli ultimi anni: il famoso Green deal, l’importazione di prodotti agricoli provenienti da Paesi dove non sono in vigore regolamenti produttivi e sanitari affini a quelli europei, i vincoli e gli incentivi per non coltivare terreni, la tassazione, la mancata riqualificazione della figura dell’agricoltore. Misure dell’Ue asfissianti per i piccoli produttori, ma anche ridicole come quella della “misura dei cetrioli”.
Proprio l’Ue d’altronde, attraverso la Politica agricola comune (Pac), è responsabile di oltre il 50% del reddito degli agricoltori del continente: una politica che, dal punto di vista commerciale, non ha propriamente fatto gli interessi del settore agricolo (basti pensare agli accordi siglati con le quattro nazioni del Mercosur Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay o con l’Ucraina), senza contare la scommessa ottimistica sulla transizione ecologica “a basso costo”. Ciò che invece, coi nuovi standard previsti, alle aziende agricole ha richiesto investimenti colossali, in tempi di inflazione e di crisi energetica, oltre che di sempre più frequenti e diffusi disastri sul fronte climatico e ambientale.
Del fronte francese, il più agguerrito in queste ore, si è detto molto. Un malcontento a cui il giovane neopremier Gabriel Attal ha perorato la causa: “L’agricoltura sta al di sopra di tutto e la Francia è profondamente fiera dei propri coltivatori”. Il premier 34enne, è passato poi a una lunga lista di promesse concrete. Innanzitutto uno stop all’aumento delle tasse sul gasolio agricolo, ma anche 10 misure di semplificazione burocratica, come un regolamento unico sulle siepi, oltre a fondi d’emergenza, con una prima “busta” di 50 milioni di euro. Altra promessa chiave: “La Francia si oppone alla firma del trattato Mercosur”, ovvero proprio a quell’accordo di libero scambio fra Ue e Sudamerica di cui si diceva qui sopra, interpretato dagli allevatori transalpini (e non solo) come un’autostrada aperta per l’arrivo di pollame ed altri generi alimentari prodotti senza i vincoli sanitari ed ecologici in vigore in Europa. Gli agricoltori d’Oltralpe chiedono anche l’abolizione delle distanze di sicurezza in prossimità delle abitazioni per l’irrorazione di alcuni pesticidi, sono contro la riduzione dell’uso dei pesticidi e di alcuni divieti legati all’utilizzo dei prodotti fitosanitari. Una richiesta riguarda anche la revisione dell’obbligo, previsto dalla nuova Politica Agricola Comune Ue, di mettere a riposo il 4% dei terreni.
Anche in Germania, il Paese dove è iniziata la rivolta ai primi di gennaio, tante promesse sono arrivate dal ministro dell’Agricoltura, il verde Cem Özdemir, che ha ribadito come la coalizione abbia stabilito che l’esenzione fiscale sui veicoli a motore per i veicoli agricoli e forestali rimarrà in vigore come prima e che il sussidio per il diesel agricolo sarà ridotto nell’arco di diversi anni. Ciò significa che la compensazione sarà ridotta rispettivamente del 40% nel 2024 e del 30% nel 2025 e nel 2026 (il sussidio sarà completamente eliminato dopo il 2026, invece che nel 2024), ma la parziale cancellazione dei piani di risparmio del governo federale non ha fermato le proteste che proseguono.
Alta tensione anche in Belgio, dove la Federazione dei giovani agricoltori (Fja) ha minacciato il blocco totale di Bruxelles, essendo determinata a intensificare le manifestazioni senza escludere il blocco dei centri di grande distribuzione. La Federazione non ha ancora annunciato una data per l’inizio del blocco totale della capitale Bruxelles, che è avvenuto in concomitanza con il vertice straordinario dei leader Ue.​​
In Italia stanno scendendo gli agricoltori autonomi sotto la sigla del Comitato degli agricoltori traditi (Cra). Manifestano a difesa dell’agricoltura e dei territori, del lavoro e delle piccole imprese e contro le importazioni, i sindacati, le banche, persino le grandi Confederazioni agricole. Questo mentre a Bruxelles, l’Italia, con il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, gioca da mesi una partita istituzionale contro la carne coltivata, cavallo di battaglia lanciato dalla Coldiretti con una petizione sottoscritta da oltre due milioni di persone. Battaglia che ha incassato l’apertura di un’asse Roma, Parigi e Vienna, attraverso una nota congiunta inviata all’Ue e sostenuta da altri 9 Paesi.
“Agricoltori dal 22 gennaio in strada a oltranza” si legge sulla pagina Facebook del comitato con mobilitazioni a Frosinone, Latina, Torino, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Firenze, Milano, Roma, Caserta e Napoli, ma anche in varie città dell’Umbria, della Sicilia e della Puglia. Nelle ultime ore a centinaia sono i trattori che hanno bloccato caselli o tratti autostradali, da Orte alla Valdichiana, da Pescara fino a Foggia. A Torino è stata una domenica in piazza, con una manifestazione e un corteo, dove è anche stata bruciata una bandiera dell’Europa. E i trattori torneranno in strada domani da Nord a Sud. Uno degli appuntamenti sarà a Melegnano, alle porte di Milano contro le imposizioni della Comunità europea che rischiano di farci chiudere. “Perché così non possiamo più lavorare” spiega Filippo Goglio che guiderà la protesta e che è tra gli oltre ottomila agricoltori che intendono portare avanti la protesta fino a Roma. Alla guida degli “Agricoltori traditi” c’è Danilo Calvani, ex leader del Movimento 9 dicembre-Forconi. La galassia dei manifestanti comprende anche figure note dell’area complottista e No vax.
In un documento inviato all’Ue, redatto dalle delegazioni italiana, francese e austriaca e sostenuta da quelle di Repubblica Ceca, Cipro, Grecia, Ungheria, Lussemburgo, Lituania, Malta, Romania e Slovacchia, i Paesi chiedono che prima di qualsiasi autorizzazione al commercio la Commissione europea lanci una vera e propria consultazione pubblica sulla carne coltivata in laboratorio e conduca una valutazione d’impatto completa e basata sui fatti.
Inoltre i prodotti a base di cellule non potranno mai essere definiti carne. Tanto più che Coldiretti lancia una nuova sfida chiedendo che i prodotti in laboratorio nei processi di autorizzazione non vengano equiparati a cibo ma bensì a prodotti a carattere farmaceutico ribadendo l’impegno a costruire con le altre grandi Organizzazioni agricole in Europa una mobilitazione a Bruxelles per cambiare le politiche dell’Unione Europea, dallo stop alle importazioni di cibi extracomunitari senza controllo sul piano sanitario e ambientale ad una Pac che tuteli il reddito e accompagni la crescita delle imprese agricole fino al no ai cibi a base cellulare.
La politica agricola dell’Unione Europea è stata un vero e proprio disastro. Non dobbiamo sorprenderci della rivolta in corso degli Agricoltori che vogliono giustizia ed il rispetto di una produzione agricola sostenibile e qualitativamente sana.
A quattro mesi dalle elezioni europee, la protesta degli agricoltori influirà sul risultato elettorale che ormai sembra spostarsi a destra per l’incapacità politica della sinistra europea a governare i cambiamenti sociali ed economici su tutti i fronti, anche rispetto agli eventi imprevisti della pandemia e della guerra in Ucraina.

 

Salvatore Rondello