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RIALZO PREVISTO

Di Thomas Wolf, www.foto-tw.de, CC BY-SA 3.0 de, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=119351512

Era largamente previsto. Quindi nessuna sorpresa. La Bce ha deciso di rialzare i tassi di riferimento dello 0,50%, sempre nell’ottica di combattere un’inflazione che resta troppo elevata. Il nuovo ritocco porta i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali al 3%, quello sui prestiti marginali al 3,25% e quello sui depositi presso la banca centrale al 2,50%, con effetto dal prossimo 8 febbraio.

Lagarde – Con i rialzi “non abbiamo ancora toccato il tetto” dei tassi necessari per raggiungere gli obiettivi : “sappiamo che non abbiamo concluso la nostra azione”, sottolinea la presidente della Bce Christine Lagarde, ribadendo la volontà di ‘stay the course’, ovvero di andare avanti con i rialzi. Nella riunione del Consiglio Direttivo – aggiunge – “c’è stata una buona discussione improntata a continuità e coerenza” e la decisione è stata adottata con un “consenso molto ampio”, ma non unanime. Peraltro, ricorda la Lagarde, “a dicembre eravamo stati chiari che servivano rialzi significativi”. Quanto all’annuncio dell’intenzione di procedere a un nuovo rialzo da 50 punti a marzo, “non è un impegno al 100% ma è comunque una intenzione piuttosto forte”. Le decisioni saranno date “riunione per riunione, guardando i dati” ma che comunque “la nostra determinazione di raggiungere gli obiettivi non deve essere messa in dubbio”, ha spiegato.

Secondo Lagarde gli ultimi dati confermano che l’economia dell’Eurozona “ha rallentato notevolmente da metà 2022 e ci attendiamo che resterà debole nel breve termine”. Tuttavia, nel complesso, aggiunge “l’economia è stata più resiliente del previsto”.

“Servono politiche fiscali che aumentino la produttività e abbattano gradualmente il peso del debito: i governi dovrebbero adottare velocemente le riforme e ritirare ora misure” di sostegno sui prezzi dell’energia visto che “questa crisi è diventata meno acuta”. Le misure che dovessero pesare troppo sui conti pubblici e non funzionare “potrebbero spingere a un rialzo dell’inflazione, il che stimolerebbe una risposta di politica monetaria più forte”, ha precisato.