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Di Carol M. Highsmith - Library of CongressCatalog: http://lccn.loc.gov/2011631106Image download: https://cdn.loc.gov/master/pnp/highsm/12900/12912a.tifOriginal url: http://hdl.loc.gov/loc.pnp/highsm.12912, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=91285025

La Corte Suprema, con 6 voti a favore e 3 contrari, annulla la sentenza che, da 50 anni, garantisce alle donne il diritto di abortire. Adesso i singoli Stati applicheranno le proprie leggi interne in materia.

Viene abolita, infatti, la storica sentenza Roe v. Wade con cui, nel 1973, la stessa Corte aveva riconosciuto alla texana Norma McCorvey il diritto di interrompere la gravidanza.

Ora quindi si torna all’epoca in cui in alcuni Stati (circa la metà) l’aborto era considerato reato e non poteva essere praticato in nessun caso, mentre in oltre 10 Stati era considerato legale solo se la gravidanza metteva in pericolo la vita della donna, in caso di stupro, incesto o malformazioni fetali.

Fuori dalla corte suprema degli Stati Uniti è scoppiata la protesta, mentre un gruppo di manifestanti anti-abortisti ha iniziato ad abbracciarsi ed esultare.

 

Una decisione “crudele” e “scandalosa”, afferma la speaker della Camera negli Usa, la democratica Nancy Pelosi. Alle elezioni di novembre, aggiunge, ci sono in gioco i diritti delle donne. L’aborto è “stato un diritto per 50 anni”: la decisione della Corte Suprema è un “insulto” per le donne, aggiunge Pelosi, assicurando che i democratici continueranno a battersi per le donne e per i diritti.

Un duro attacco alla Corte è arrivato anche dall’ex presidente degli Stati Uniti Barak Obama accusandola di aver “attaccato le libertà fondamentali di milioni di americani” con la sua decisione.