Pubblichiamo qui di seguito un articolo di Francesca Frisano, della Direzione Nazionale del Psi, apparso del febbraio 2024 che riguarda la “Salvezza degli Istituti Professionali Alberghieri”. Oggi a distanza di due anni la questione “va oltre” i medesimi. L’articolo, risalente alla istituzione del Liceo Made di Italy, è più che attuale e rappresenta un invito alla riflessione su una modifica, quella in atto, che non riguarda solo il comparto Alberghiero ma tutto il comparto scuola tecnico e professionale
Il Liceo Made in Italy, come tutti gli altri indirizzi, avrà durata quinquennale e partirà dall’anno scolastico 2024-2025.
È un “nuovo” indirizzo didattico con l’obiettivo di formare i ragazzi e le ragazze con aspettative imprenditoriali, acciocché sviluppino competenze per promuovere il “Made in Italy”.
Nel piano di studi sono previste materie giuridiche, economiche, stem (acronimo di “science, tecnology, engineering, mathematics”); sono previsti tirocini formativi personalizzati ed un più stretto collegamento tra Scuola e Mondo del Lavoro. Ha l’alto compito di preparare e formare la classe dirigente del futuro. Questo nuovo liceo sembra particolarmente legato al Les(Liceo Economico Sociale) il quale, si dice, non sarà abolito, ma coesisterà e coabitera’ con il nuovo. Particolare rilievo assumeranno tematiche, come “i mercati internazionali e i prodotti italiani; i modelli di business vincenti nei settori dell’alimentare, dell’arte e della moda; economia e gestione delle imprese”: in sintesi, tutto ciò che attiene al “marketing”. Si studieranno due lingue straniere (obbligatorio l’inglese), per favorire i programmi di internazionalizzazione.
Per le iscrizioni, in un primo momento si era stabilito la stessa data di iscrizione a tutte le scuole(18 gennaio 2024), poi è slittata al 23 gennaio con scadenza il 10 febbraio 2024.
Per evitare aggravi economici, si è ricorsi alla coesistenza tra Les e Liceo Made in Italy nella stessa struttura, “accostando” le nuove classi a quelle già afferenti il Les. Il totale delle classi del Liceo Made in Italy e del Les non dovrà superare quello esistente. Per esempio: se un Les ha un totale di 60 classi, con l’introduzione del nuovo liceo, insieme devono mantenere quota 60, senza superarla.
Sul territorio nazionale la maggioranza delle regioni ha approvato l’introduzione del nuovo corso contro il parere delle scuole(1 su 5 si è dichiarata contraria all’introduzione). Tra i 92 licei che hanno aderito all’istituzione del Liceo Made in Italy, c’è una netta prevalenza dei Sud dell’Italia(Sicilia in testa), seguito dal Centro e infine dal Nord(Lombardia in testa).
La Campania nega l’autorizzazione a 22 scuole che ne hanno fatto richiesta. Tra le ragioni del diniego(direi meglio “sospensione”), l’assenza di notizie sulle materie del triennio e conseguenziale quantificazione e distribuzione del monte ore, rimandata al 5 aprile p.v.; conoscenza provvisoria e superficiale delle materie e dei rispettivi orari del biennio; la mancanza di copertura finanziaria pubblica, priva di dimostrazione di elementi più specifici per giustificarne l’assenza.
L’assessora all’Istruzione della Regione Campania incalza, rilevando che non è chiaro che cosa differenzia il Liceo Made in Italy da altri istituti ed indirizzi già consolidati. Esprime serie perplessità sulla fretta, sull’improvvisazione con cui è stato partorito tale progetto e si chiede, giustamente, in vista dell’apertura del nuovo a.s. 2024-2025 a settembre, come faranno gli studenti e le famiglie a ponderare una scelta così importante, non supportati da informazioni precise e dettagliate circa il “piano di studi”; come faranno le scuole ad attrezzarsi ed i docenti ad aggiornarsi in un lasso di tempo così breve.
Troppa fretta, troppa “leggerezza”, vuoto assoluto di programmazione.
L’assessora si chiede ancora: “se il Liceo Made in Italy punta a promuovere l’acquisizione di competenze imprenditoriali più adeguate ai tempi ed alla valorizzazione dei singoli settori produttivi del Made in Italy, con l’obiettivo anche di agevolare e migliorare il rapporto scuola-mondo del lavoro, non sarebbe meglio potenziare gli istituti tecnici e professionali, più idonei a formare i futuri lavoratori?”
A questo punto aggiungerei una precisazione: perché ritenere gli istituti come l’Agrario, i professionali come l’Alberghiero e della Moda,figli di un dio minore, deputati solo a “sfornare manovalanza”? Non è così! Tali scuole hanno percorsi didattici e formativi semplicemente diversi, finalità diverse rispetto alle altre scuole superiori del sistema scolastico italiano. Hanno un’impronta più pragmatica, più pratica, più settoriale.
Pertanto devono essere considerati pari agli altri, senza creare pericolose “disuguaglianze” anche nella Scuola, che possono avere delle brutte ricadute nel tessuto sociale. Rafforzando e valorizzando questi istituti, più precisamente quelli ad indirizzo agroalimentare, moda e alberghiero, spiccatamente rispondenti al made in Italy(oggi tra i trend produttivi e di marketing più prosperi), salirebbe realmente il livello di formazione dei futuri manager.
Riconosco all’assessora all’Istruzione della Regione Campania la validità dei suoi ragionamenti e l’appropriatezza del suo invito alla riflessione, alla ponderazione, alla congruità ed alla precisione delle informazioni.Concordo con il suo giusto invito al rinvio dell’istituzione del nuovo liceo all’a.s.2025/26, per avere la possibilità di “chiarirsi le idee”.
Fatta questa premessa, necessaria ai fini della comprensione di cui si sta parlando nella scuola e in seno alle famiglie, rilevo in primo luogo un’anomalia: il nuovo liceo, annunciato dalla Presidente Giorgia Meloni come suo “fiore all’occhiello”, fortemente voluto dal ministro delle Imprese e dei Made in Italy, Adolfo D’Urso, senza la consultazione(almeno questa!)del ministero dell’Istruzione e del Merito, si è rivelato di gran lunga al di sotto dell’interesse suscitato “agli annunci”. Si può lasciare “fuori dal tavolo” il ministero a cui spetta occuparsene?!
C’è un assoluto silenzio sull’organizzazione del triennio. Biennio provvisorio.
Il nuovo liceo dal nome altisonante, Liceo Made in Italy, rispetto al Les, ha altre finalità,quelle cioè di sviluppare competenze imprenditoriali, ecc….Vengono meno, quindi, il valore formativo delle Scienze Umane e l’attenzione al sociale, fondamento del Les.
Il nuovo liceo persegue, comprensibilmente, obiettivi diversi da quelli del Les, utilizza logiche e linguaggi diversi da quelli che caratterizzano la scuola nell’età evolutiva. Almeno da quello che appare negli “annunci”.
Io personalmente, che provengo da studi umanistici e da esperienze professionali umanistiche e sociali, leggo tutto ciò come una volontà ad impoverire la Scuola della sua funzione altamente educativa e formativa; come una deriva costante di graduale cancellazione di specificità nei vari indirizzi della Scuola Superiore. Infatti buona parte dei Collegi Docenti, come ho accennato prima, si è espressa sfavorevolmente, insofferente a subire “la novità piovuta dall’alto”; a vedere mortificata la “funzione docente”, preminentemente educativa; si è mostrata fortemente critica e preoccupata rispetto alla “inesorabile” cancellazione di esperienze virtuose e fruttuose di anni di lavoro, dedito alla realizzazione di un percorso formativo valido, contemporaneo, di carattere multidisciplinare ed interdisciplinare, e di progettualità, che ora rischia di essere vanificato.
Il Liceo di Scienze Umane, con l’introduzione del Les nel 2010, si è “contemporaneizzato” e, perciò, è molto apprezzato dai giovani, dalle famiglie e dal mondo universitario. E non è poco! È, infatti, il Liceo che meglio prepara al prosieguo negli studi universitari.
Insisto nel puntualizzare che il nuovo indirizzo liceale deve essere introdotto come parallelo, assolutamente non sostitutivo del Les. Diffusa è la preoccupazione circa la graduale sostituzione del Les con il Liceo Made in Italy. Infatti ciascun Liceo di Scienze Umane, che attivi le nuove prime classi del Made in Italy, dovrà rinunciare ad un pari numero di prime classi Les. Ciò, per evitare incremento di spesa? Ma non sono previste formule di partenariato tra pubblico e privato? Non suona, quindi, pretestuoso?
C’è inoltre da dire che la Scuola Superiore di 2°, avendo, tra le finalità, quella di “orientare”, necessita di un ventaglio di offerte il più possibile diversificato e specifico, per poter meglio rispondere alle aspettative ed ai bisogni dell’utenza, oggi, in cui si richiedono competenze qualificate.
Non si può assolutamente concentrare gli obiettivi in “strettoie”, sovrapponendo contenuti e materie differenti! In questo modo si alimenta l’illusione del “nuovo”, dell’eccellente, quando in realtà è “niente”. Non si qualifica la Scuola, offrendo un po’ di questo e un po’ di quello; o, peggio, “mescolando” contenuti formativi e disciplinari che poco o niente hanno in comune! Oltreché generare “illusione”, si crea il caos, si alimenta il pressappochismo nelle decisioni e nelle scelte. Non è un buon modello, quello che si offre, né la Scuola può prestarsi a questo, a svendere la propria funzione educativa.
Allora io mi domando se si può ostacolare un’offerta in crescita, già collaudata come il Les, con una ancora da completare e da ben definire!
È mancata una “mano” efficiente ed esperta!
Tanta enfasi e pochi contenuti, per giunta “rabberciati”!
La Scuola è una Istituzione sociale, preposta all’Istruzione ed alla emancipazione dei giovani; è, insieme alla Famiglia, la più efficace agenzia formativa. Dobbiamo averne rispetto e cura.
FRANCESCA FRISANO
Direzione Nazionale del Psi