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SEMBRA IERI

Qualcuno sosteneva che con la vittoria di Fratelli d’Italia il Paese sarebbe tornato indietro di almeno un secolo, ma al momento ‘politicamente’ torniamo indietro di qualche decennio, ma anche appena di un Governo.
Al momento nessuna grande novità, Giorgia Meloni dal punto di vista governativo sta mantenendo il riserbo più assoluto, come il suo predecessore Mario Draghi.
La stampa e le istituzioni sono in fermento per i totoministri, con la numero uno di FdI che non solo non ha mai interrotto il dialogo Draghi, ma lo ha intensificato suscitando non pochi malumori sia tra gli alleati nel Centrodestra, sia nell’opposizione che si ritrova l’unico partito in opposizione al Governo Draghi al potere e in continuo dialogo e con temi dell’agenda – adesso – simili all’ex inquilino di Palazzo Chigi.
E mentre si coniano nuovi termini tra i quali “governo Dragoni”, per sottolineare la subalternità della giovane Leader come se Meloni si fosse convertita al mondo del banchiere centrale, Giorgia Meloni fa sapere che “La priorità è fermare la speculazione”. Tanto che sarà il premier uscente a rappresentare l’Italia al Consiglio europeo del 20 e 21 ottobre, e Meloni giurerà i giorni a seguire.
“Leggo tante cose, la Meloni è diventata draghiana. Io penso che persone normali che cercano di organizzare una transizione ordinata nel rispetto delle istituzioni facciano una cosa normale, non è che si fa un inciucio”, dice rispondendo alle domande dei giornalisti.
Nel frattempo pare che a dare garanzia di una Destra moderata sia arrivato anche Gianfranco Fini.
L’ex segretario di An, è risaputo, è il politico che l’ha lanciata sulla ribalta nazionale. “Ho sempre creduto in lei”, dice l’ex presidente della Camera che dopo gli screzi iniziali e l’addio nel 2019 sembra si sia riappacificato con la futura prima premier donna della Storia italiana.
Sembra volerla non solo sostenere ma garntire per lei e sui temi come l’Alleanza atlantica dice che “anche il Movimento sociale italiano ha votato a favore della Nato”. I valori occidentali di cui, secondo il Fini del 2022, Giorgia Meloni è portatrice. E il fascismo – con un focus per sminuire la simbologia della fiamma – da cui si è allontanata, d’altra parte, come sottolinea l’allora segretario del Msi, durante la svolta di Fiuggi, “Meloni ha votato a favore”.