Via libera del Senato alla manovra da 22 miliardi di euro. Il Ddl approvato al Senato passa ora alla Camera per il via libera definitivo entro Capodanno e quindi non saranno ammesse modifiche al testo. “Tutto è bene quel che finisce bene”, commenta il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti a Palazzo Madama. Ma l’opposizione la pensa diversamente e non lesina critiche a una manovra fatta per galleggiare e che taglia risorse per le fasce più deboli. L’approvazione della legge di bilancio 2026 in Senato ha infatti scatenato dure critiche da parte delle opposizioni, che hanno messo in evidenza mancanza di visione, incoerenza e passi indietro su diritti e equità sociale. Carlo Calenda, leader di Azione, ha definito “condivisibile la prudenza di Giorgetti sui conti pubblici”, ma ha sottolineato che “manca una vera strategia sui salari, si poteva fare di più per le donne e per i giovani e non ci sono soldi per la difesa”. Calenda ha aggiunto che la manovra “è debole su energia e manifattura” e ha accusato il governo di galleggiare più che governare, con riferimento alla Lega e alla gestione delle procedure di infrazione. Peppe De Cristofaro, capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra, ha invece sottolineato la gravità delle norme stralciate dalla manovra: “Dopo aver tentato di colpire i lavoratori poveri impedendo il riconoscimento degli arretrati, la norma è stata giustamente tolta per la pressione delle opposizioni e dei sindacati. Il governo Meloni peggiora la vita degli italiani e deve andare a casa”. Beatrice Lorenzin, senatrice Pd, ha criticato il trattamento dei LEP, i livelli essenziali delle prestazioni: “È un grave passo indietro per l’uguaglianza e la giustizia sociale. Chi ha accesso alle risorse rimarrà avvantaggiato, mentre chi è già in difficoltà vedrà la propria situazione peggiorare. Non possiamo permettere che i LEP diventino uno strumento per giustificare disuguaglianze”.
Francesco Boccia, capogruppo Pd, ha definito la manovra “pessima e incoerente”, accusando il governo di tradire le promesse del 2022: “Dalle pensioni al lavoro, dalla sanità alle politiche sociali, il governo ha favorito solo i gruppi di interesse più forti, riducendo la protezione sociale”. Boccia ha inoltre sottolineato il ruolo dell’opposizione, che ha proposto emendamenti volti a cambiare la politica economica e sociale del Paese”. Matteo Renzi, leader di Italia Viva, critica anche le tempistiche: “In quest’Aula Claudio Baglioni qualche giorno fa ha utilizzato una metafora molto bella all’interno di un concerto davvero notevole, spiegando che questo è il teatro degli italiani. Ma per fare una sintesi, quest’Aula ha dedicato più tempo a organizzare il concerto di Baglioni che non a dibattere della legge di bilancio. E la colpa non è del Parlamento, la responsabilità è del governo: Giorgetti lo ha ammesso ieri dicendo che non è una novità, ma non tutti fanno la stessa cosa, perché i nostri Governi non lo facevano. È accaduto soltanto parzialmente con il Governo Draghi, è accaduto parzialmente con il Governo Conte, è accaduto sempre con il Governo Meloni”. Quantomeno, alcune norme inizialmente inserite nel maxiemendamento sono state escluse dal testo finale, tra cui le limitazioni sul riconoscimento degli arretrati salariali, le modifiche sugli incarichi pubblici e le regole sulla disciplina dei magistrati fuori ruolo e del personale COVIP, proprio a seguito delle critiche delle opposizioni e dei sindacati.
Cgil, sventato nuovo attacco a diritti lavoratori
Gabrielli e Re David: “L’intera legge di Bilancio è un insieme di scelte che penalizzano il lavoro”
“Mentre la manovra ha incassato l’ok del Senato, ribadiamo con forza il nostro giudizio fortemente critico sull’impianto complessivo del provvedimento. Possiamo però affermare con soddisfazione che un nuovo attacco ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori è stato sventato, grazie anche all’intervento immediato e determinato della Cgil”. Così le segretarie confederali della Cgil, Maria Grazia Gabrielli e Francesca Re David, commentando il ritiro dell’emendamento alla legge di Bilancio che, se approvato, “avrebbe messo seriamente a rischio la tutela dei salari e dei crediti retributivi”.
“Si tratta – ricordano Gabrielli e Re David – del secondo tentativo da parte del Governo: prima l’inserimento nel decreto Ilva, poi il ritiro e successivamente la riproposizione nella legge di Bilancio. Un’operazione vergognosa, respinta ancora una volta, con la quale si tentava di stabilire che il datore di lavoro non potesse essere condannato al pagamento di differenze retributive o contributive per il periodo precedente alla data del ricorso, qualora avesse applicato lo standard retributivo previsto dal contratto collettivo leader”.
“Questo episodio conferma una tendenza più generale che caratterizza l’intera manovra: un insieme di scelte che penalizzano il lavoro. Auspichiamo che il Governo rinunci definitivamente a questa deriva. La Cgil continuerà a vigilare affinché il provvedimento non venga ripresentato sotto altre forme e chiede all’Esecutivo di abbandonare una strada che danneggia salari, diritti e condizioni di lavoro”, concludono Gabrielli e Re David.