- Sicurezza: Il governo stringe, ma la presa fa acqua da tutte le parti. Ecco i dati
Al seguito dell’ annunciazione in pompa magna sui canali social del presidente del consiglio Meloni dell’approvazione di un disegno di legge che rivede i parametri dell’imputabilità dei minori rispetto ad una condotta delittuosa o un qualunque atto volto al turbamento dell’ordine pubblico, la nuova legge “anti-maranza” appunto, volta ad arginare o quantomeno intervenire sulla sterminata miriade di episodi di micro-criminalità che infestano il paese, sembra quanto mai giusto cercare di capire, con qualche dato alla mano quale sia l’effettiva portata di questo fenomeno. Facendo un bilancio, basato su dati ISTAT, Europool e Viminale, il quadro è abbastanza chiaro:
- Delitti denunciati complessivi da dopo la pandemia: +1,7%
- Un aumento del 6,1% per quanto riguarda i furti (ed un calo della stessa misura per quanto riguarda le rapine, e, a voler essere cinici, gli ultimi avvenimenti forse ci spiegano anche il perchè)
- Persone denunciate/arrestate: +4%
- Minori denunciati: +16%
- Truffe informatiche e casi di pishing in costante crescita (senza una stima nazionale calcolata)
- Reati contro la persona +46,7% rispetto al 2008 (trend di lungo periodo, non imputabile al solo governo Meloni)
Intendiamoci, questo non è un atto d’accusa varato per partito preso al governo, il problema della sicurezza in Italia è un problema atavico, la cui responsabilità dovrebbe prescindere dall’etichette politiche o dalla contrapposizione destra-sinistra, utile solo a svuotare il tema della sua sostanza, lasciando spazio alla forma come un involucro sterile a disposizione di chi riesce ad appropriarsene a seconda delle circostanze, al grido, o al tweet, di “tolleranza zero” e “legge e ordine” munendosi di armi di distrazione di massa, come questo nuovo decreto legge licenziato dall’esecutivo. Tutto ciò risulta poi sterile e dirimente quanto più ci si ricorda (ma forse sbagliamo noi a volerlo fare) che, nel corso della storia, esempi virtuosi della gestione di questo fenomeno siano stati portati avanti da entrambi gli schieramenti, ed è un dato: Tony Blair sul finire degli anni novanta da premier, per i labouristi inglesi, mise in campo una serie di politiche, come i provvedimenti ASBO (Anti social behaviour orders), ordini civili per punire o limitare comportamenti soantisociali a livello locale, strumenti che rispondevono a questa visione: “Tough on crime, tough on the causes of crimes” che portò in soli due anni ad una riduzione del 44% percento delle attività criminali nel paese; negli stessi anni Rudolph Giuliani, da sindaco di New York in quota repubblicana, seguendo la logica della “Broken Windows Theory” secondo cui il disordine, il degrado e l’abbandono in contesti urbani non fossero altro che terreno più che fertile per criminalità e caos, rafforzò la presenza di unità specializzate sul territorio ed implementò un sistema, il “CompStat” di raccolta dati digitale per monitorare in tempo reali non solo quali fossero le tendenze criminali per ogni area della città. Detto ciò il punto, allora, non è essere più duri o più indulgenti. Il punto è essere più efficaci. Per questo, più che l’ennesimo intervento emergenziale, l’Italia avrebbe bisogno di una strategia che affronti insieme le cause e le conseguenze della criminalità. Perché la forza dello Stato non si misura dal rumore delle sue promesse, ma dalla concretezza dei suoi risultati.