“Il lavoro sulla nostra valutazione” per il via libera alla terza rata del Pnrr italiano “è ancora in corso” e vi sono “scambi costruttivi con le autorità italiane”. Lo ha detto la portavoce della Commissione europea Veerle Nuyts, rispondendo a una domanda durante il briefing quotidiano con la stampa. Non vi sono “grandi aggiornamenti”, ha sottolineato la portavoce, indicando che il dialogo con Roma va avanti e, “ove necessario”, le autorità italiane forniscono a Bruxelles “ulteriori informazioni”. La comunicazione sull’esito finale della valutazione sarà diffuso “alla conclusione del processo”, ha aggiunto. Sono 19 i miliardi sospesi. Quelli che dovrebbero arrivare dalla commissione europea all’Italia. La seconda rata, mentre per la terza ancora non sono iniziate le procedure. Intanto le parole del Ministro che ha in carico il dossier, Raffaele Fitto a guida del dipartimento delle politiche europee, creano qualche imbarazzo nella Commissione. Infatti in una intervista a “La Stampa” Fitto ha sostanzialmente detto che il Recovery è da smantellare e rifare e che alcuni progetti non verranno portati a termine. Fitto ha poi smentito che sarà uno “smantellamento” del piano, come riportato dalla Stampa, ma il concetto resta. La revisione del Pnrr ci sarà, e si preannuncia già in salita. A Bruxelles si teme che il caso italiano possa trasformarsi da elemento di successo per la comunità europea che è stata in grado di mettere in piade il Piano di ripresa e resilienza per consentire agli stati membri di uscire dalla pandemia a a simbolo di fallimento. Sarebbe una sconfitta per tutti e nuovo carburante per tutti gli euroscettici. Tutto ruota intorno ai ritardi dell’Italia nell’attuazione degli interventi. La Spagna dal canto suo sta procedendo con grande rapidità al contrario di noi. Prima i dubbi sui progetti, come la messa a nuovo degli stati di calcio di Firenze e Venezia poi quelli sulle concessioni aeroportuali e sulle reti di teleriscaldamento. Il tutto ha portato il blocco del finanziamento della rata di 19 miliardi che doveva arrivare a fine marzo. Il tutto si tradurrà in un ritardo a cascata sulle scadenze successive. Fitto, fin dall’inizio del suo insediamento, non ha fatto altro che sostenre la posizione del governo Meloni. Ossia quello di rivedere il Pnrr. “È questione di pochi giorni, poi sarà tutto chiaro – ha detto in una intervista alla Stampa. Noi stiamo lavorando e porteremo in Europa fatti, non chiacchiere, per spiegare perché il Pnrr va smantellato e profondamente cambiato anche negli obiettivi. Altrimenti ci facciamo molto, molto male”. Fitto ha smentito di aver pronunciato la parola “smantellato”, ma il senso complessivo rimane. La Lega con alcuni sui esponenti non ha mai nascosto la possibilità di ridurre l’importo degli stanziamenti. Il motivo è semplice. Una volto ottenuti i soldi vanno spesi. E anche bene. Servono quindi le capacità che implicitamente questo Governo pensa di non avere. I soldi del Pnrr sono il parte sono a fondo perduto. Gli altri vanno restituiti anche se non un tasso di interesse molto basso. Un Pnrr più piccolo in termini di budget sarebbe più facile da gestire. Parte da qui il ragionamento della maggioranza che forse non si sente all’altezza del compito. Le trattative sono in corso, ma dalla Commissione europea giungono segnali di preoccupazione: “Qualsiasi revisione” dei Pnrr “non dovrebbe abbassarne l’ambizione complessiva”, ha detto la portavoce dell’esecutivo Ue Veerle Nuyts. “Siamo consapevoli che il governo italiano voglia rivedere il Pnrr”, ma “non abbiamo ancora ricevuto una richiesta formale di modifica”, ha spiegato la portavoce, confermando la disponibilità di Bruxelles.
“Il Governo la smetta di fare pasticci sul Pnrr. Dopo le parole del ministro Fitto è necessario un passaggio parlamentare che dia certezze: il Pd propone che si voti alla Camera e al Senato un atto di indirizzo che faccia chiarezza sulle scelte che il governo intende fare”. Così in una nota i presidenti dei gruppi parlamentari del Pd Chiara Braga e Francesco Boccia. “C’è una regione sommersa dall’acqua e un Paese attonito di fronte a distruzione e sofferenza. Non c’è tempo da perdere. La messa in sicurezza del territorio è una priorità assoluta, vanno utilizzate tutte le risorse disponibili. Di fronte a questo quadro, il Governo pensa bene di abbandonare risorse preziose del Pnrr nato come risposta solidale di un’Europa sconvolta dalla pandemia, e di dire che queste risorse non possono servire per investimenti nelle infrastrutture ma vanno usate per incentivi alle imprese, cioè ai privati. Quel piano, condiviso a livello europeo, è finalizzato a rispondere alle sfide delle transizioni che abbiamo di fronte, e la parole del ministro ci confermano che il governo non condivide quelle finalità e che sul Pnrr è in stato confusionale”.