“Parto con l’idea che sul caso Tobagi per più di una volta la magistratura è stata in guerra. A quel tempo il presidente della Repubblica Francesco Cossiga, vietò al Csm di incontrarsi per condannare Craxi. Cossiga, che si era già mosso per Craxi, mi scrisse una lettera proprio su questo”.
A parlare è Renzo Magosso, il giornalista tra i fondatori della corrente sindacale guidata da Tobagi. A distanza di anni, ha scritto le stesse cose dell’Avanti!, aggiungendo nuove, importanti e inquietanti testimonianze. È stato ugualmente condannato dalla magistratura. Ha presentato ricorso alla Corte di Giustizia europea che gli ha dato pienamente ragione confermando la verità di quanto ha scritto e condannando pertanto lo Stato italiano al risarcimento.
“Il Giudice Guido Salvini – continua Magosso – mi raccontò che il colonnello Nicolò Bozzo, braccio destro del generale Della Chiesa, gli disse di aver visto almeno 25 relazioni su questa vicenda, ma di queste se ne conosce una sola, perché così volle la magistratura. Le altre non ci sono più. Ma vorrei sottolineare una cosa…”
Prego…
“Mentre ci fu quello scontro durissimo dopo il quale si dimise Cossiga, Mattarella è stato molto più accorto e ha detto una cosa estremamente seria e importante. Lo ha fatto nei giorni scorsi, sul caso Tobagi. Mattarella ha sottolineato l’importanza del lavoro dei giornalisti. Ma ha anche aggiunto che i giornalisti facciano cose concrete dando informazioni certe mentre invece girano molte fake news. Questa è la grande battaglia. La cosa importante, lo possiamo dire tranquillamente, è che i giudici europei ci hanno dato ragione dicendo che un giornalista contrariamente a quanto è stato stabilito dai magistrati italiani, è stato corretto nel trovare, scrivere e diffondere l’informazione”.
C’è una lezione da trarre da tutto questo?
“La lezione da trarre è questa: quando ci sono le querele ai giornalisti prima di andare a prendere alla lettera quelle che sono state le sentenze precedenti asserendo che in quelle sentenze la verità è assoluta, i magistrati devono cercare di fare nuovamente un pezzo di inchiesta perché altrimenti i giornalisti avrebbero sempre torto. Ecco cosa devono fare i magistrati giudicanti quando i giornalisti, e non solo loro, si appellano perché non è detto che la sentenza sia una verità indiscutibile. E questo caso dimostra che una sentenza che doveva essere intoccabile invece lo era”.
Il senatore del Psi Riccardo Nencini presenterà un’interrogazione Parlamentare sulla vicenda. Cosa ti aspetti?
È vero che oggi il governo è diverso, però ho assistito a sei interrogazioni parlamentari che mi riguardavano. E con l’assunto che su Tobagi è già stato scritto tutto e quindi è inutile riparlarne. Spero che invece questa volta si torni dentro la vicenda per capire veramente cosa è successo.
Oggi c’è la sentenza della Corte di Giustizia europea.
Appunto. E per questo dicevo che per i magistrati quando c’è una sentenza bisogna attaccarsi a quella. Non è vero. Questa interrogazione è importante perché avviene dopo la sentenza della Corte di Giustizia europea quando quell’appiglio viene meno.
Tobagi quindi si poteva salvare?
Se fosse stato avvisato che era nel mirino le cose sarebbero potute andare diversamente. Invece continuava a muoversi e a fare riunioni senza nessuna protezione. Come se nulla fosse.
Daniele Unfer
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