Poche e laconiche parole: “Non ci sono incontri con il presidente”. Giunge così questa mattina, con l’ambiguità che spesso la caratterizza, la smentita della notizia che circolava dalla serata di ieri di un colloquio tra il presidente russo Valdimir Putin e il capo della CIA John Ratcliffe.
La dichiarazione rilasciata all’agenzia Interfax da Dmitry Peskov, portavoce di Putin, non ha però smentito la presenza a Mosca del capo dei servizi segreti americani. Peskov avrebbe derubricato la circostanza a normali “contatti tra i servizi di sicurezza”. Le autorità americane hanno finora preferito il silenzio più completo. Ma il volo di Ratcliffe a Mosca c’è stato ed è stato monitorato da vari portali di tracciamento. Si sa che l’aereo, un C 17 Globemaster da trasporto strategico in dotazione alla NATO, dopo una sosta di due giorni in Lettonia è decollato da Riga ieri 25 agosto portando Ratcliffe a Mosca. L’utilizzo del Globemaster è stato limitato allo spostamento di John Ratcliffe per e da Mosca: il capo della CIA è infatti giunto nella capitale lettone da Camp Springs, Maryland, il 23 agosto a bordo di un C-40 con il quale è poi rientrato a Washington.
Smentite e silenzi hanno alimentato le illazioni. L’Amministrazione di Washington si sarebbe sentita in dovere di far sapere ai russi che un attacco ai Paesi NATO susciterebbe una reazione americana, oppure, più verosimilmente, sarebbe la crisi del Golfo a dettare l’iniziativa di Trump che avrebbe fatto pressioni perché la Russia cessi di inviare all’Iran esplosivi e componenti per la produzione di droni.
L’esercito russo inoltre continua a importare droni iraniani shahed, seppure in misura molto minore rispetto al recente passato anche perché da due anni è in grado di produrli in proprio. Qualche giorno fa il presidente americano ha minacciato di sanzioni i Paesi che intrattengono rapporti commerciali con l’Iran. Ma forse l’occasione più probabile per l’incontro di Mosca l’ha fornita lo scambio di prigionieri tra russi e ucraini, annunciato non a caso nella stessa giornata di ieri da Peskov.
Trump vorrebbe riportare a casa alcuni cittadini americani attualmente rinchiusi nelle carceri russe, in particolare la donna con doppia nazionalità russo-americana Ksenia Karelina accusata di alto tradimento per aver fatto una donazione a favore dell’Ucraina, il settantatreenne Stephen Hubbard detenuto per presunte attività mercenarie in Ucraina, e Evan Gershkovich giornalista del “Wall Street Journal”, detenuto con l’accusa di spionaggio.
Ex politico del Texas e tra gli esponenti repubblicani più di destra, John Ratcliffe non possiede un retroterra professionale che lo accrediti di competenze nell’intelligence, e come politico ha affermato in più occasioni che il nemico degli Stati Uniti è la Cina, sostenendo apertamente la linea dura nei rapporti con quel Paese. Non sembra che possa attribuirsi al suo volo in Russia il valore di un rilancio della presenza americana nella NATO di cui l’Amministrazione degli Stati Uniti avrebbe così voluto ribadire la funzione di irrinunciabile strumento di proiezione geopolitica, quale essa è stata in epoca pre-trumpiana.
Non si è in grado neppure di immaginare se e che tipo di risposta porrebbe in campo Washington nel caso di azioni militari condotte dalla Russia contro Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania o la Moldavia, considerate con sempre maggiore preoccupazione dagli analisti, possibili target. Si ritiene infatti che la Russia potrebbe sfruttare la fase di indebolimento della capacità di reazione delle forze armate statunitensi provocata dalla guerra con l’Iran.
Fino a che punto i servizi russi si stanno spingendo nel moltiplicare gli episodi di aggressione alle infrastrutture critiche dei Paesi europei, lo segnalano le indagini approfondite che gli inquirenti tedeschi stanno conducendo riguardo all’attentato del 4 agosto all’aeroporto di Lipsia/Halle in Sassonia-Anhalt. Gli investigatori stanno delineando un quadro molto più complesso di quello che si pensava fosse in un primo momento.
Il primo attacco era fallito per il mancato funzionamento del detonatore che avrebbe dovuto far esplodere il drone contro un aereo cargo Antonov ucraino utilizzato per il trasporto di materiale bellico. Era stato comunque necessario sospendere il traffico aereo. Qualche minuto dopo la mezzanotte dello stesso giorno un aereo cargo era stato effettivamente colpito in volo da un altro drone ed era stato dirottato su Hannover per l’atterraggio. Poi la nuova scoperta. Il 10 agosto le indagini hanno condotto al rinvenimento di un terzo drone e di quantità distruttive di esplosivo Hexogen a Kabelsketal, un campo dell’aeroporto di Lipsia/Halle.
Come già qualche giorno fa riguardo alla proposta ucraina di cessate il fuoco sul Mar Nero, nella giornata di ieri Mosca ha respinto anche il nuovo piano di pace avanzato da Zelensky, ribadendo che sarebbe inaccettabile l’istituzione di una zona neutrale sottoposta all’amministrazione americana o di un Paese europeo, e che il Donbass è territorio della Federazione Russa. Intanto lo spettro della crisi alimentare si affaccia di nuovo.
La guerra sul Mar Nero crea enormi problemi all’esportazione di cereali russi e ucraini, e in particolare di grano. Ancora ieri il Ministero della Difesa russo ha fatto sapere che quattro navi mercantili e una petroliera ucraine sono state colpite e gravemente danneggiate, oltre a infrastrutture portuali a Pivdennyi e Odessa, e depositi di carburante nel porto di Chornomorsk. La guerra dei droni e dei missili ha peraltro ridotto il numero dei morti tra i soldati aumentando però esponenzialmente quelle dei civili, ma non riesce a impedire che assuma proporzioni critiche il problema del ricambio degli uomini sul fronte. Problema enorme per entrambe le parti in conflitto. E fanno rumore le voci di una nuova mobilitazione che Putin vorrebbe dopo le elezioni per la Duma di Stato.
Malgrado le smentite, le voci vengono accreditate dalle organizzazioni per i diritti umani, e un tributo di credibilità ha dato ad esse Alen Simonyan, segretario del Consiglio di sicurezza armeno. In una recente dichiarazione all’emittente indipendente russa TV Rain, Simonyan ha affermato che l’Armenia non impedirà l’ingresso nel Paese ai russi qualora Mosca annunciasse una nuova mobilitazione. “Nessuno alla frontiera chiederà a nessuno perché è venuto qui -ha risposto il funzionario alla giornalista che lo interrogava-. Come sapete, le persone possono venire qui dalla Russia usando solo il passaporto interno. Ai russi tutto quello che posso dire è: ‘Benvenuti in Armenia’. Noi amiamo e rispettiamo tutti qui. Troveranno tutto ciò che cercano in Armenia e potranno tornare in Russia quando vorranno”.
Zelensky estende intanto la sua iniziativa diplomatica. Il presidente ucraino ha ringraziato il leader cinese Xi Jinping per le sue congratulazioni all’Ucraina in occasione della Festa della liberazione. E ha concluso il messaggio su X auspicando un forte ruolo della Cina “per porre fine alla guerra della Russia”. Sul fronte diplomatico si segnalano i rinnovati tentativi della santa Sede di aprire un dialogo con Mosca. Il segretario vaticano per i rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali, monsignor Paul Richard Gallagher ha incontrato ieri il ministro degli Esteri della Federazione Russa Segey Lavrov per discutere del conflitto, delle condizioni della comunità cattolica in Russia e della prossima missione del cardinale Zuppi in quel Paese. Al termine dell’incontro, che Lavrov ha definito “molto utile”, non è seguita però una chiara assunzione di impegno da parte russa. In serata poi la delegazione vaticana ha incontrato il metropolita Antonij di Volokolamsk responsabile per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca.
Rilevante il fatto che attraverso uno dei suoi più efficaci telepredicatori, la Chiesa ortodossa russa avrebbe nei giorni scorsi esortato i russi a non criticare le autorità e a “non aprire le loro bocche dentate marce” contro i loro superiori. Le parole sono attribuite dal Moscow Times all’arciprete ortodosso Andrej Tkachev, non nuovo a questo tipo di dichiarazioni. Confessore del dipartimento giovanile della diocesi di Mosca, missionario e conduttore di programmi tv, in possesso di virtù telegeniche che gli fruttano centinaia di milioni di visualizzazioni, benvoluto e protetto dal patriarca kirill I°, solo qualche giorno fa Tkachev avrebbe affermato che l’obbedienza alle autorità equivale all’onore che i figli devono riservare ai propri genitori, ed è satana a insegnare la critica ai propri superiori.
Claudio Rocco