Gli attivisti della Flottilla legati, bendati e trascinati nel porto israeliano di Ashdod mentre viene trasmessa dagli altoparlanti ‘Hatikva’, l’inno israeliano. Gli agenti di polizia mascherati che li spingono a terra, costringendoli a mettersi a quattro zampe e trascinandoli sul pavimento. Gli attivisti sono allineati all’interno di un magazzino, costretti a inginocchiarsi con la faccia a terra e le mani legate dietro la schiena con delle fascette. Questo il video orgogliosamente pubblicato dal ministro ultraortodosso Ben Gvir. Una scena così raccapricciante da essere stigmatizzata anche dal ministro degli esteri israeliano, Gideon Sa’ar che parla di “vergognosa dimostrazione” che arreca “consapevolmente danno al nostro Stato. Tu – ha aggiunto rivolgendosi direttamente a Ben Gvir – non rappresenti Israele”. Parole durissime che possono essere la vigilia di una frattura nel governo che, tra l’altro, ha già fissato in calendario le prossime elezioni politiche per il 27 ottobre.
Un gesto talmente inaccettabile che perfino Giorgia Meloni e Tajani si sono dovuti esporre. Forse troppo tardi, come hanno fatto con Trump quando non era più possibile giustificarne i modi. “È inammissibile che questi manifestanti, fra cui molti cittadini italiani, vengano sottoposti a questo trattamento lesivo della dignità della persona”. Affermano in una dichiarazione la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. “Il Governo italiano – aggiungono – sta immediatamente compiendo, ai più alti livelli istituzionali, tutti i passi necessari per ottenere la liberazione immediata dei cittadini italiani coinvolti”. Parole obbligate. Il minimo sindacale, ma comunque già qualcosa. Da vedere se all’indignazione di facciata seguiranno fatti concreti.