Lo scorso fine settimana abbiamo celebrato a Genova i 130 anni della nascita del Partito socialista nella città dove fu fondato nella storica sala Sivori.
Il nostro PSI, pur con il suo ridotto peso numerico, è l’erede di una grande storia. Il socialismo italiano ha il merito di aver attraversato il ‘900 costruendo una società migliore: più equa, più solidale, a difesa dei diritti dei lavoratori, ampliando il campo dei diritti civili. Ora ci attendono le sfide del nuovo millennio e il modo per essere all’altezza di questa storia non è semplicemente ricordare. Tantomeno rimpiangere.
Siamo nani seduti sulle spalle di giganti, per citare un antico aforisma. Ma questo ci deve servire per guardare avanti e più lontano. Non certo per contemplare il nostro passato. Ricostruire una comunità, recuperare la connessione con una parte importante della nostra opinione pubblica e degli elettori. Ritrovare un ruolo nella ricomposizione della società italiana.
La nostra collocazione politica non è in discussione. E’ scritta in 130 anni di storia e non è possibile cambiarla senza snaturarci. I socialisti non sono mai stati centristi. Non lo sono in nessuna parte del mondo. Non potrebbero esserlo in Italia neanche se il Centro ci fosse, e in Italia il Centro non c’è, come ci dimostrano ogni giorno le cronache politiche.
Viene evocato da anni, il Centro. Tanti hanno impegnato energie per costruirlo, molti dei quali dirigenti politici di valore, spesso di storia democristiana come Pierferdinando Casini. E se non c’è riuscito Casini, sembra quasi impossibile ci riescano Renzi e Calenda, che infatti litigano ogni giorno. Non è un caso che alle prossime elezioni amministrative in poche realtà Azione e Italia viva hanno trovato intese e collocazioni comuni. Per di più in molti grandi centri il partito di Renzi è alleato delle destre.
Ma anche se si riuscisse a costruire una coalizione o un partito centrista, comunque non sarebbe questo il terreno giusto per l’azione politica dei socialisti. Siamo radicati nella sinistra di questo Paese e ci siamo stati sempre in maniera critica, propositiva, con la nostra autonomia, con le nostre proposte, con le nostre idee. Siamo alleati del Partito Democratico nel Governo nazionale, in molte Regioni e in molte città e insieme nel Partito Socialista Europeo. Ma su molti temi continuiamo ad avere idee diverse, come su quello della giustizia, o nel ritenere necessario un miglioramento del reddito minimo di cittadinanza, nel creare nuove ricette per favorire la diminuzione delle disuguaglianze.
Vogliamo una legge elettorale proporzionale affinché ogni partito, ogni storia politica, possa presentarsi con le proprie idee agli elettori. Una legge elettorale che preveda le preferenze come accade in ogni altro tipo di competizione elettorale. E da convinti proporzionalisti apprezziamo la conversione al sistema proporzionale di molti dirigenti del PD, ma dobbiamo ribadire una nostra convinzione profonda. Le leggi elettorali vanno modificate sulla base di una radicata consapevolezza e non delle momentanee convenienze di questo o quel Partito. La disinvoltura nel cambiare di volta in volta la legge elettorale è una delle cause non secondarie della scarsa credibilità della Seconda Repubblica.
Da Genova ripartiamo, per affrontare le sfide dei prossimi anni e decenni fieri delle nostre radici, della nostra storia impegnandoci a ridare alla parola socialista e alla nostra comunità il ruolo che meritano e che hanno sempre svolto per il rinnovamento della società italiana..
Luigi Iorio
Coordinatore segreteria nazionale PSI