Allora domani riapre l’industria e rientrano nelle fabbriche più di 4 milioni di lavoratori. Non si capisce perché non possano riaprire le loro botteghe gli artigiani e commercianti, ovviamente con tutte le precauzioni e regole anti contagio. Si prolungano sofferenze e tensioni in queste categorie di lavoratori che peraltro presentano rischi di contagi nettamente più deboli di quelli delle grandi imprese. Un comportamento dei nostri Speranza e Boccia che ci rende più simili agli Stati sudamericani che non a quelli nordeuropei. Mi riferisco anche ai presidi di polizia a caccia del pensionato che va a passeggio senza autodichiarazione. In Svezia lo Stato ha dato piena fiducia ai cittadini che quindi convivono con il virus nel rispetto del distanziamento e di rigorose regole igieniche e senza che lo Stato lì consideri dei potenziali criminali. Ma non è di questo che volevo parlare, bensì della crisi economica e dei gravi problemi della finanza pubblica che il blocco di tutte le attività,per certi versi inevitabile, ha provocato. Già nel primo trimestre abbiamo perso 5 punti di prodotto lordo, nel secondo ci sarà una voragine e se nel secondo semestre vi sarà un qualche recupero, a fine anno dovremmo accumulare una perdita di 8 punti di PIL. Non si era mai verificato nel dopoguerra un crollo del genere.
Meno male che abbiamo le spalle coperte. Stiamo in Europa, con una moneta forte e stabile e la possibilità di fare fronte a questo disastro con risorse consistenti. Immaginatevi se avessimo avuto la liretta . La speculazione ci avrebbe stritolato, i nostri titoli di debito, considerati spazzatura, non li avrebbe presi nessuno se non emessi a breve e con tassi di rendimento a 2 cifre. La svalutazione e l’ inflazione avrebbero falcidiato i redditi fissi (salari e pensioni). Con i bassi salari avremmo riconquistato i mercati con prodotti tradizionali in gara con i paesi in via di sviluppo. Insomma un paese di serie B.
Ma torniamo alla frana dei conti pubblici conseguenti al cosiddetto lockdown. Il disavanzo dovrebbe raggiungere quest’anno la cifra record di 120 miliardi rispetto ai 30 miliardi del 2019. Il peggioramento di 90 miliardi si deve per 50 miliardi al calo delle entrate tributarie e contributive e per 40 agli interventi assistenziali. Che fare per farvi fronte? Si sente parlare di prestito irredimibile, di patrimoniale, di vendita di patrimonio pubblico. Per me sono proposte da bocciare e subito. Il prestito irredimibile , non è altro che debito. Per di più è costoso. Per renderlo appetibile occorre dotarlo di rendimenti netti elevati. Allora molto meglio indebitarsi in Europa dove i capitali costano poco, perché le istituzioni europee( Mes compreso) hanno la tripla A e raccolgono capitali a costo zero e lì prestano a poco più di zero. Anche la patrimoniale non risolve nulla, a meno che non sia una operazione di dimensioni ragguardevoli. Ma sarebbe di difficile accettazione considerando che il patrimonio in Italia è ampiamente tassato e fornisce un gettito annuale superiore a 40 miliardi. L’ unico pezzo di patrimonio non tassato è la casa di abitazione . Il ripristino della tassa sulla prima casa di per sé non sarebbe risolutivo. Quanto alla vendita di beni patrimoniali, si tratta di una vecchia proposta che ha dato luogo a varie vendite a più riprese e che non appare più efficace per una serie di ragioni.
Il debito, è vero, quest’anno aumenta di 120 miliardi e di altri 80 il prossimo anno.
Se alla fine di questo anno si facesse una manovra di circa 30 miliardi, la crescita del debito sarebbe di 50 miliardi nel 2021, ma si fermerebbe nel 2022 senza ulteriori manovre. Il pareggio di bilancio del 2022 che potrebbe realizzarsi grazie alla manovra per il 2021 , non creando ulteriore aumento del debito immetterebbe su un sentiero discendente il rapporto debito/PIL. Tornerebbe la fiducia, il calo del costo del capitale(spread) con tutto quel che segue. I “compiti a casa”si esaurirebbero quindi con la manovra di 30 miliardi della prossima legge di stabilità. Naturalmente io avrei delle proposte su come impostarla , ma ho scritto tanto. Avremo tempo per scambiarci opinioni a riguardo.
Nicola Scalzini