<
> (Cit. Gandhi) <
> (lat. «se vuoi la pace, prepara la guerra») [adagio latino]
Nella speranza della pace dobbiamo prepararci ad affrontare la guerra. È necessario sapere cosa fare, come agire, reagire e difendersi nel caso in cui il conflitto armato attualmente in atto si estenda. Non possiamo limitarci a sperare nella diplomazia, nelle forze armate – nostre o altrui – ed in Dio, è necessario che ognuno di noi sappia cosa fare e come farlo. Continuare a rimandare la necessaria formazione alla difesa potrebbe essere un errore.
TRA POCHI GIORNI E’ UN MESE
È trascorso quasi un mese dall’inizio del conflitto in Ucraina e prima o poi questa battaglia finirà, ma la guerra sarà ancora in corso. Il mondo di oggi non è più lo stesso di ieri e la diplomazia è deludente nel suo avanzare. Nessuno sembra volere la pace, anche perché tutti pretendono e nessuno è disposto a rimetterci. E’ il classico circolo vizioso del ludopatico, disposto a giocarsi il tutto per tutto, anche la propria vita, pur di recuperare la puntata fatta.
RESPONSABILITA’
Come nei più banali litigi anche nella guerra le responsabilità sono ovunque.
Già nel 92 il presidente USA Joe Biden affermava che un’espansione ad est della North Atlantic Treaty Organization (NATO) avrebbe dato adito ad inevitabili conflitti con la Russia. La polveriera sarebbe dunque esplosa, non questione di “se” ma di “quando”, e le parole della Casa Bianca a qualche giorno dall’inizio del conflitto non puntavano certamente all’appeasement.
Zelenskij dal canto suo, pensando di avere le spalle ben coperte, non ha mai utilizzato mezze misure. Già da prima della guerra ha sempre utilizzato le parole come fossero sassi per rompere la fragile barriera di vetro tra est ed ovest. Non da ultimo, qualche giorno addietro, ha annunciato che la terza guerra mondiale potrebbe essere prossima a divenire.
Ieri sera (23/03/22) la televisione di stato russa ha fatto presente che in trenta secondi un ordigno nucleare trasformerebbe Varsavia, capitale della Polonia, in una foto ricordo sui libri di storia. Strategie psicologiche o preparazione all’inevitabile? E’ difficile dirlo, ma certamente non è un clima distensivo per coloro che vivono ai confini del conflitto.
La Corea del Nord, invece, si è data ai lanci missilistici intercontinentali. Il missile è caduto nella zona economica esclusiva del Giappone. L’oriente, sotto l’occhio vigile della Cina, si agita.
L’Europa, né stato né federazione, si è data al commercio di armamenti. Tanto basta per farsi un’idea della posizione di sedicente neutralità.
Quelle di Papa Francesco sono, dunque, perle ai porci.
ASPETTANDO LA GOCCIA
Nel gioco al rimpiattino, dove tutti si sbracciano in un dinamismo inutile e senza senso, non stupirebbe un casus belli. Quel piccolo escamotage tipico dell’arte della guerra capace di coinvolgere il mondo in un conflitto dove non vi sono né vinti né vincitori ma che, comunque, porta molti al massacro.
Da pacifista ho i miei dubbi sui possibili scenari di pace. Se l’Ucraina venisse conquistata cosa accadrebbe? Si tornerebbe ad un clima di guerra fredda o alla Russia sarà presentato un conto salato? Quest’ultima lo vorrà saldare o manderà il tavolo all’aria? Ed ancora, se Putin dovesse perdere la battaglia, siamo sicuri che tornerebbe al suo “elettorato” con un pugno di mosche in mano?
Nonostante i dubbi è necessario pensare ed agire da non violenti, ma i piccoli si preparino ad essere carne da cannone…qui c’è puzza di bruciato.
ITALIA
L’Italia è un lungo stivale, pieno zeppo di basi Nato ed installazioni nucleari segrete. Se dovessimo scansare un olocausto nucleare, potemmo non evitare una invasione. Ma, nonostante ciò, solamente coloro che stanno a servizio permanente nell’arma saprebbero davvero cosa fare. Il sottoscritto e quelli come me, oltre a saper fare una rianimazione cardio polmonare, non saprebbero nemmeno tenere in mano una pistola. Oltre a ciò è in me connaturata la diffidenza verso chi, con le armi alla mano, mi dica cosa fare o come farlo. A chi dice che qui la guerra non arriverà mai, rispondo :<< oggi, chi può dirlo?>>.
L’ITALIANO MEDIO
Lo scenario è dunque inquietante. Peggio di questo solamente la paura, nemica dell’homo sapiens perché generatrice di caos e nel peggiore dei casi di azioni irrazionali. Non sapere cosa fare, come difendersi e dove andare in caso di guerra, sono queste le preoccupazioni peggiori in caso di conflitto. In quel momento chiunque può essere un nemico. Perché, parliamoci francamente, noi cittadini siamo i primi a rischiare la vita.
È dunque normale scavare nei propri pensieri cercando risposte negli studi che raccontavano di un’umanità evoluta, promettevano un mondo migliore cantando “imagine all the people living life in peace”. La mia risposta l’ho trovata in un mix tra pacifismo e saggezza ancestrale, mediando tra Gandhi e gli adagi latini. “La non violenza non è una giustificazione per il codardo, ma è la suprema virtù del coraggioso. La non violenza presuppone dunque la capacità di colpire” e “si vis pacem, para bellum”.
Gli uomini hanno bisogno di tempo per apprendere, per formarsi e saper agire con lucidità, ma serve tempo; quello che molti ucraini vittime dell’esercito russo non hanno avuto.
Da sostenitore della pace ma incapace nella difesa della mia famiglia e del mio Paese scrivo per non ritrovarmi sotto le bombe, con un addestramento sommario ed inefficace, guidato dalla paura e non dal buon senso.
Forse, prima che sia troppo tardi, conviene iniziare a prevenire invece di curare.